Livio Bonfatti – “Sgaravlar” l’uva – Una divertente storiella
Significato di una parola dialettale difficile: Sgaravlàr.
Per poter spiegare il significato della parola dialettale “sgaravlàr”, mi corre l’obbligo di ricordare una consuetudine, consolidata nelle tradizioni della Bassa modenese, che permetteva a donne, anziane o di famiglie indigenti, di andare a “spigolare” le spighe di grano, rimaste sul terreno, una volta conclusa la mietitura. Rappresentava una forma caritatevole che il proprietario del fondo agricolo riservava appunto a persone in difficoltà economiche e che gli avessero chiesto, preventivamente, il permesso. Perciò, con il benestare del proprietario, la spigolatura valeva non solo per il frumento, ma anche per altri prodotti agricoli quali: barbabietole, uva e altre produzioni ortive. L’accesso poi ai fondi agricoli altrui era permesso anche per la raccolta di essenze erbacee come ad esempio le “rizzòtte” o di funghi “sfuracèlla- spugnola”. Per indicare la spigolatura di uva si impiegava un termine dialettale caduto ormai in disuso, appunto “sgaravlàr”.
Datovi un minimo di spiegazione, passerei a raccontarvi una divertente storiella che mia suocera Maria, mi raccontava tutte le volte che andavamo a vendemmiare a Quarantoli, dallo zio Tonino. Maria mi riferiva di un colloquio fra il proprietario di un fondo rustico e un intruso, colto in flagrante, mentre raccoglieva uva dalle “tirelle”.
Proprietario: «Hei vu, c’sà fàvv? Chi vl’à parmèss?»
Intruso: «Ma! A son adrè a sgaravlàr!»
Proprietario: «Ma! Cussa vlìv sgaravlàr! A ghèm incòrra da vìlmar!»
Intruso: «Écco parchè am fàva mèravia di sti bèi sgaravìa!»
Evidentemente l’intruso stava commettendo un furto di grappoli d’uva, troppo belli per essere scambiati per “racimoli” – “sgaravìa”, rimasti sulla vite dopo la vendemmia. Lo stupore dell’intruso rappresenta una scusante non giustificabile

Livio Bonfatti, mirandolese di nascita (1947), ha conseguito il diploma di geometra nel 1968. Ha svolto l’attività lavorativa presso l’Ufficio Tecnico del Comune di Mirandola. Dal 1985 al 1988 ha collaborato alle iniziative editoriali della casa editrice “Al Barnardon” mediante articoli e con impegni redazionali. Dal 1988 è socio della Associazione culturale Gruppo Studi Bassa Modenese e partecipa attivamente alla elaborazione di progetti editoriali. Contemporaneamente pubblica numerosi articoli sulla Rivista semestrale dell’ Associazione. Gli argomenti trattati spaziano dalla idrografia antica, alla geomorfologia storica, ovvero mettendo a fuoco quella che definiamo la “storia del paesaggio”, accompagnata da una puntuale ricerca archivistica. Il territorio preso in esame è quella parte di Pianura Padana che si distende dalla via Emilia sino al Po.
Principali pubblicazioni.
- Bonfatti, Mirandola sulla Secchia, in La Sgambada , 5ª edizione, Mirandola 1985.
- Calzolari- L. Bonfatti, Il Castello di Mirandola dagli inizi del Settecento alla fine dell’Ottocento: “descrizioni”, documentazione cartografica e trasformazioni planimetriche, in Il Castello dei Pico. Contributi allo studio delle trasformazioni del Castello di Mirandola dal XIV al XIX secolo, Mirandola 2005.
- Bonfatti, Manfredo del Fante. La Bassa Modenese sul finire del XII secolo, vista attraverso le vicende di un cavaliere medievale, «QBMo», 70 (2017).
