La leggenda di Euride – “O res miranda!” Da questa esclamazione nascerà il nome di Mirandola.

La leggenda di Euride – “O res miranda!” Da questa esclamazione nascerà il nome di Mirandola.

5 Luglio 2026 0

La romantica vicenda di Euride trae la sua origine a Costanti­nopoli, verso la metà del IV secolo dopo Cristo, ai tempi dell’im­peratore Costanzo II, il quale – secondo la leggenda – aveva una bellissima figlia naturale che lui, Costanzo, amava moltissimo perchè,oltre ad essere molto bella, era gentile e affettuosa: una giovane d’oro. Ma il destino, sempre in agguato vuole che capiti alla corte di Costantinopoli un giovane paggio dagli occhi neri, dal fisico atletico e dall’aspetto assai gradevole. E infatti, come in ogni,bella favola, tra il giovane paggio, che si chiamava Manfre­do ed era figlio di un nobile della Sassonia, e la bellissima Euride nasce un amore improvviso quanto profondo, un autentico colpo di fulmine.

Ma l’imperatore Costanzo II, informato di tutto, nega il suo consenso a questo amore della figlia per uno straniero, i due giovani innamorati insistono ma lui continua a dire di no, questo amore é impossibile. Ma allora Euride e Manfredo, sempre piú innamorati e lei già “compromessa“, decidono di fuggire insieme: di notte salgono su una piccola barca a vela e raggiungono dapprima Napoli e poi dopo qualche tempo arrivano a Ravenna. Ma qui non sono tranquilli e arrivano prima a Faenza e infine Modena. Nemmeno qui si sentono al sicuro e, come nascondiglio piú tranquillo, si rifugiano nella mitica Valle Nemorosa, un vasto luogo boscoso che, più o meno, corrisponde all’attuale territorio della “Bassa“. Con l’arrivo di Manfredo e di Euride, la nostra terra rifiorisce a nuova vita e nel frattempo la bella Euride mette al mondo la bellezza di dieci figli, dei quali i primi tre sono gemelli, battezzati con i nomi di Pico, Pio e Pedoca.

Passano gli anni sereni in Val Nemorosa, senonché all’improvviso una forte invasione di barbari minaccia i confini orientali dell’talia. L’imperatore Costanzo II é costretto ad intervenire con il suo esercito ma, essendo i barbari piuttosto numerosi e agguerriti, chiede collaborazione alle varie città italiane. Guarda caso, alla testa delle truppe modenesi c’é il nostro prode Manfredo che, benché non riconosciuto dall’Imperatore, combatte eroicamente in una vittoriosa battaglia nei pressi di Aquileja. Finita la battaglia, Costanzo II chiama tutti i comandanti italiani per il consueto “premio partita“, ma quando tocca a Manfredo, egli non si presenta da solo: ha con sé la moglie Euride e i suoi dieci figlioli.

I due sposi manifestano la loro identità e si gettano ai piedi dell’Imperatore, chiedendo perdono per la foro “fuga d’amore“. Costanzo II non sa trattenere la sua grande emozione, abbraccia tutti, li perdona e, vedendo la schiera dei dieci figlioli, esclama: “O res miranda!“, che cosa meravigliosa. Da questa esclamazione nascerà il nome di Mirandola e da due nipoti avranno origine le famiglie dei Pico della Mirandola e dei Pio di Carpi.

La leggenda é sicuramente molto fantasiosa e romanzata, ma se é vero che, sempre secondo leggenda, Roma é sorta da una lupa che allatta due gemellini in riva al Tevere, a noi può star bene anche la leggenda della bella Euride. Anche perché una bella donna va sempre bene.

Tratto da: Antiche tradizioni mirandolane.

Autore: Giuseppe Morselli

Edizioni Bozzoli La Mirandola

Anno 2006

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