Maurizio Goldoni – Crescere a biscotti.

Maurizio Goldoni – Crescere a biscotti.

3 Novembre 2026 0

I dolci sono sempre piaciuti a tutta la mia famiglia, e mia madre faceva spesso delle torte, tra cui quella di riso, amata da mio fratello.

Gli ingredienti principali non mancavano: bastava scendere due rampe di scale, uscire sul retro, andare in fabbrica a prendere farina, zucchero, mandorle.

Anche le uova, immagino, prima che diventasse obblicatorio usare le confezioni separate di tuorli e albumi.

Dopo aver versato l’impasto nella tortiera, mia madre andava in fabbrica e apriva uno degli sportelli del forno, che aveva un vetro per controllare i biscotti durante il percorso e il termometro.

Una volta finita l’ultima infornata si spegnevano i bruciatori, ma il nastro trasportatore di lamiera (che nel forno dei savoiardi e amaretti era una griglia) veniva fatto girare ancora un po’ perchè non si surriscaldasse e deformasse.

Quando mia madre introduceva la terrina, il natro era fermo e la temperatura giusta. C’era anche una lampadina per controllare la cottura senza aprire lo sportello. In casa i biscotti non mancavano. Si può pensare che ci avessero dato la nausea, ma non era affatto così.

Ogni tanto si mangiava qualche Osvego, Wamar, biscotti stampati; tanto per cambiare. Ma i Merenda e i Famiglia non mancavano mai. E voglio ricordare una frase  di zio Bruno: ” fare degli stampati sono capaci tutti. Che provino a fare dei siringati…(come i Merenda e i Famiglia)”. Il siringato viene ottenuto per estrusione, come si fa in pasticceria o in casa con il sac à poche. La consistenza deve essere tale da impedire che faccia fatica ad uscire e al contrario sia troppo liquida e non mantenga la forma desiderate.

Proprio ieri ho parlato al telefono  con un ex operaio, Gabriele Pederzini, che ha lavorato lì per trent’anni, fino alla pensione. Era addetto agli impasti che andavano nel forno dei Merenda, e mi ha descitto le difficoltà che si incontravano, che del resto lo ricordo bene. Mi ha detto che è stato lui a suggerire di porre della gomma piuma sul rullo che premeva la pasta, perchè non si incollasse.

Gabriele diceva che gli piaceva il suo lavoro, tanto che a volte si presentava mezz’ora prima.

Quando incontro qualcuno che ha vissuto a Mirandola e scopre chi sono, una frase immancabile è “Ah, che profumo che c’era nell’aria!”. Ed era così: un’industria praticamente in centro storico, che usava forni a gas e immetteva nell’aria vapore acqueo e profumo di biscotti.

L’altra frase ricorrente, quasi sempre abbinata alla prima, è “Io sono venuto su coi Merenda!”, al che rispondevo sorridendo “Anch’io. E li mangio ancora”.

Tratto da: Il biscottificio Goldoni – Vicende, testimonianze, ricordi, aneddoti, fotografie di una famiglia che a suo modo ha fatto la storia di Mirandola.

Autore: Maurizio Goldoni

Anno 2026

Stampato presso: E.Lui Tipografia – Reggiolo (RE)

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