Bello a sapersi – Francesco I Pico, Manfredo Pio e il Passerino Bonacolsi, un inizio turbolento della nostra storia.

Domenico Morone, la cacciata dei Bonacolsi -Mantova,1494
Terra di confine tra le forze ghibelline e guelfe, nel 1300 Modena e le sue terre sono campo di battaglia dei maggiori potentati italiani, costringendo una stanca popolazione ad offrire più volte la città ad un nuovo dittatore, nella speranza di ottenere pace.
Nel 1289 gli scontri armati tra famiglie guelfe e ghibelline dilaniano da anni la Respubblica Mutinensis, il Libero Comune di Modena. Nel tentativo di fermare la guerra civile il vescovo e una delegazione di potenti famiglie modenesi offrono la città a Obizzo II d’Este, marchese di Ferrara, guelfo. Da subito il nuovo dittatore abolisce le istituzioni comunali, il capitanato e lo stesso consiglio del popolo.
L’anno successivo conquista anche la città di Reggio.
Alla morte di Obizzo nel 1293 gli succede il figlio, Azzo VIII d’Este. Probabilmente è lo stesso figlio ad aver assassinato il padre, come in quegli stessi anni scrive Dante nell’Inferno della sua Divina Commedia.
Dopo soli pochi altri anni, nel 1307, i Grasolfi (fazione ghibellina di famiglie modenesi) si alleano con Parma, Mantova e Verona per riprendersi la città. Azzo è sconfitto in battaglia e si ritira da Modena e da Reggio. Il signore di Parma, Gilberto da Correggio, si impossessa di Reggio, lasciando Carpi al ripristinato Libero Comune di Modena. Fervente ghibellino, forte sostenitore dell’imperatore, il da Correggio lo ritroveremo nelle file guelfe già nel 1312. Come più volte sarà evidente in queste poche righe, dietro l’etichetta di guelfo o ghibellino quasi sempre non c’era un contenuto ideologico ma si nascondeva semplicemente l’opportunità di accrescere il proprio potere.
Appena ripristinata la Repubblica a Modena, si apre una nuova stagione di scontri. La città è nuovamente lacerata dalle lotte intestine tra i nobili al potere e le fazioni dei fuoriusciti, mentre il perenne conflitto tra guelfi e ghibellini si intreccia alle continue guerre di confine contro Bologna.
Alla discesa in Italia per la sua incoronazione nel 1311 l’imperatore Enrico VII di Lussemburgo, giunto a Modena, viene acclamato trionfalmente come l’uomo della provvidenza, colui che può finalmente portare la pace nel territorio.
Dopo una serie di vicari imperiali stranieri alla fine dello stesso anno la carica viene data ad un nobile locale: Francesco Pico della Mirandola, a cui l’imperatore concede anche il feudo di Quarantoli e San Possidonio.

Gli scontri contro i bolognesi, appoggiati dalla fazione guelfa dei sassolesi, sono continui e già l’anno successivo alla sua nomina il Pico viene fatto prigioniero nella battaglia di Baggiovara. Senza più un forte comando le terre modenesi vengono devastate dai bolognesi che conquistano diversi paesi.
Il Consiglio Generale del Comune decide quindi di affidare il governo di Modena al potente signore di Mantova, Rinaldo Bonacolsi, detto il Passerino per la sua esile corporatura.
Feroce tiranno, il Bonacolsi è però subito odiato dalla popolazione. Nel 1316 una piccola rivolta popolare viene da lui domata con violenza, facendo poi tagliare la lingua ad alcuni cittadini per ritorsione.
Nel frattempo a Carpi la lotta tra i guelfi dell’arciprete Giliolo Brocchi e i ghibellini di Zaccaria Tosabecchi, è ormai allo stremo, finché nel 1317 il Brocchi riesce a prevalere.
Per sua protezione, lui guelfo, offre la città alle milizie ghibelline del Passerino, che ben accetta il prezioso presidio sulla via del mantovano, per garantirsi un collegamento sicuro tra Modena e Mantova.
L’antica strada statale romana per Mantova passava da Carpi, Novi e San Benedetto Po, l’altra via, per Mirandola, era resa insicura dai partigiani del Pico.
Nello stesso anno il Passerino con i Visconti di Milano e i della Scala di Verona, le tre famiglie ghibelline più potenti, assediano Cremona, difesa da Gilberto da Correggio. Per aiutare la città, i guelfi bolognesi attaccano Modena, devastando il territorio. Esasperando ulteriormente, contro il Passerino, gli animi di una popolazione già molto provata dai prepotenti mercenari tedeschi assoldati dal mantovano al governo della città.
A gennaio del 1318 il Tosabecchi si riprende Carpi con l’aiuto delle milizie di Francesco Pico, nel frattempo liberato, cacciando lo scarno presidio mantovano. L’arcivescovo Brocchi annega nel tentativo di attraversare a nuoto le gelide acque della fossa del castello.
La notte seguente alla presa di Carpi Francesco Pico con Guido Pio entra acclamato a Modena. Le milizie del Bonacolsi vengono facilmente sopraffatte senza spargimento di sangue. Il palazzo del Passerino e quelli delle altre famiglie a lui fedeli vengono saccheggiati e, con il consenso del Pico, rientrano gli esuli guelfi.
Dopo due anni di assedio, a maggio del 1319, cade Cremona (verrà poi ripresa a novembre dagli stessi guelfi di Gilberto da Correggio).
Approfittando della situazione, Manfredo Pio assalta il castello di Carpi e scaccia il Tosabecchi, tradendo il Pico (il Pio aveva sposato Flandina, figlia di Gandolfo dei Brocchi, e per questo accampava pretese sulla signoria di Carpi, inseguendo la volontà di crearsi un proprio feudo).
Il 28 settembre Francesco Pico inizia l’assedio di Carpi. Il Pio resiste per 22 giorni poi compra l’aiuto di Gilberto da Correggio, che con il suo esercito da Bologna si stava recando a Brescia, costringendo il Pico ad abbandonare l’assedio.
Mentre il Pico è sotto le mura di Carpi il Passerino con gli Scaligeri di Verona, e molto oro per corrompere le più potenti famiglie della città, si riprende Modena. Il Pico si trova isolato, abbandonato dai suoi più forti alleati, tratta la pace con il Passerino chiedendo clemenza e ritirandosi a Mirandola.
Qualche anno dopo nel 1321 il Bonacolsi si riprende anche la strategica Carpi e decide di fortificarla con una alta torre (sopravvissuta fino ad oggi) e un “girone” di fortificazioni, le prime mura della città.
Mancando alla sua parola, si spinge poi fino a Mirandola e cattura Francesco Pico e i suoi figli. Caricati su tre ronzini, per divertimento del popolo, li fa portare alla fortezza di Castellaro a morire di stenti. Poi distrugge il castello e brucia il piccolo borgo di Mirandola.

Nel 1322 riconquista anche Reggio, covo dell’odiato Gilberto da Correggio.
Solo il Frignano, sugli appennini di Modena, sfugge al suo controllo. Dopo diversi scontri le terre sono totalmente controllate da Guidinello III da Montecuccoli, che arriva ad occupare territori fino agli appennini reggiani. Ghibellino, per lottare contro il Passerino, Guidinello cambia alleanze affiancandosi ai guelfi bolognesi, che già controllavano Sestola e Fanano.
È nel 1325, il 15 novembre, che nella celebre battaglia di Zappolino il Bonacolsi, inferiore di forze, sconfigge i bolognesi costringendoli a fuggire all’interno delle proprie mura e, umiliandoli, ruba loro per scherno la secchia di un pozzo all’interno della città.

Ma già l’anno successivo le sorti tornano a favore dei bolognesi che a settembre al comando del Legato pontificio Bertrando del Poggetto, governatore di Bologna, assediano Modena.
Sono anni martoriati dalla Peste e di guerre continue. L’ulteriore mancanza del conforto dei sacramenti religiosi dovuto alla scomunica papale portano le sofferenze della popolazione modenese a livelli insopportabili. Un malcontento contro l’occupazione militare mantovana che viene alimentato ad arte dal Legato pontificio.
Una prima rivolta ad aprile viene soffocata dal Passerino decapitando tutti i capi e impiccando ai merli della porta tutti i congiurati ma il 5 giugno del 1327 una nuova imponente rivolta guidata dai Pio, dai Gorzano e dai da Fredo caccia l’impaurito presidio con poco sforzo. Poi Modena si accorda con il Legato pontificio, il cui esercito è ancora fuori dalle mura, per mantenere una certa autonomia della città.
Approfittando del vuoto di potere Manfredo Pio si impossessa nuovamente di Carpi, cacciando i mantovani e mettendosi subito sotto la protezione del Legato Bertrando.
Dopo aver perso Modena e Reggio il crudele Passerino viene ucciso a Mantova il 16 agosto del 1328 da un gruppo di armati comandati da Luigi Gonzaga.
La tirannia del Bonacolsi e il suo continuo incamerare ricchezze di nobili accusati di tradimento per sostenere le sue guerre, alimentava il timore anche tra i suoi fedelissimi. Luigi Gonzaga, la cui famiglia è sempre stata largamente beneficiata dai Bonacolsi, ordisce un complotto con l’appoggio di Cangrande della Scala. Il Passerino è preso di sorpresa e si precipita al di fuori del suo palazzo a cavallo incontrando i suoi assassini, gravemente ferito cerca di rientrare al galoppo ma sbatte violentemente la testa contro l’arco in muratura dell’ingresso del palazzo, cade e muore trafitto dagli assalitori.
Nello stesso anno il nuovo imperatore, Ludovico il Bavaro, scende in Italia e riprende il controllo di Modena, fortemente aiutato dalle famiglie ghibelline, lasciandovi un presidio militare. A causa però delle violenze e dei soprusi dei militari nel 1330 ripristina il vicariato, affidandolo ai cugini Manfredo e Guido Pio, che con la forza avevano in realtà già cacciato la milizia tedesca. Vicariato imperiale confermato nel 1331 da Giovanni di Lussemburgo, re di Boemia, che legittima loro anche la signoria di Carpi.
Nel 1336 dopo anni di scontri aperti e un assedio che dura ormai da un anno, i Pio cedono Modena a Obizzo III e Nicolò d’Este i quali, nella pace sottoscritta, riconoscono ai Pio il dominio indipendente su Carpi.
Inizia definitivamente l’era della Modena estense e della Carpi dei Pio.
Mirandola entra nella sfera di potere del nuovo signore di Mantova ma poi i discendenti del Pico con l’aiuto dei Visconti di Milano si riprenderanno il dominio della città.

FONTI:
- Bruno Andreolli, Dai Figli di Manfredo ai Pio: genesi di una signoria, in Storia di Carpi vol. I, 2008
- Pierpaolo Bonacini, Il governo del comune cittadino tra Due e Trecento, in Storia di Carpi vol. I, 2008
- Paolo Golinelli, Nuova storia illustrata di Modena, 2011
- Fabrizio Stermieri, La Torre del Passerino Bonacolsi nel castello dei Pio di Carpi, 1981
- Gabriele Sorrentino, Il Duca Passerino, 2017

Chimico, nato a Mirandola nel 1958, ha lavorato a lungo come responsabile vendite presso una multinazionale di materie plastiche ma è soprattutto un appassionato di storia locale di cui è da anni un attento lettore. Dopo aver arricchito la propria biblioteca di numerosi testi su Mirandola e la Bassa Modenese e raggiunta recentemente la pensione ha iniziato la collaborazione con Al Barnardon per condividere e contribuire a divulgare la splendida storia delle nostre terre, spesso sconosciuta o ignorata da molti dei suoi stessi abitanti.

