Aprile del 1908 – Con la morte del suo fondatore cessa l’attività “L’Indicatore Mirandolese”
Un doloroso annunzio stiamo per recare ai nostri lettori cortesi. II 9 Aprile il dottor Francesco Molinari fondatore di questo periodico cessò di vivere dopo brevissima malattia sopportata con cristiana rassegnazione.
Noi non potremo degnamente parlare di lui, pure il grande amore che egli ebbe agli studii di storia patria, i ripetuti saggi che dette a mezzo della stampa e la parte viva che prese alla vita mirandolese ci costringono a dirne nel modo migliore che da noi si possa, convinti che ciò riescirà gradito a tutti.
Nacque in Mirandola il 7 Maggio 1841; compiuti nel collegio dei Gesuiti in Modena gli studii ginnasiali e liceali, s’iscrisse alla Università dove ne] 1863 ottenne la laurea in giurisprudenza. Ritornato in famiglia fu scelto ben presto a coprire cariche pubbliche e nel 1870 essendo assessore nel patrio consiglio alla pubblica istruzione, propose la fondazione di una commissione la quale aveva per compito di illustrare le vicende di Mirandola.
Avendo a collaboratori cittadini distinti detta commissione sortì l’effetto desiderato dal proponente, pubblicando a tutt’oggi ben 17 volumi alcuni dei quali interessantissimi.
Per 16 anni fu presidente della Congregazione di Carità di Mirandola e ad essa dedicò ogni cura illustrandone in un volume le pie istituzioni.
Nel 1890 come tutti gli uomini pubblici, cominciò la sua parabola discendente, in ispecie per opera della radicaleria Mirandolese che sostituì i suoi adepti alle persone che occupavano cariche amministrative.
Egli cattolico ne fu certamente amareggiato, ma col solito amore proseguì la pubblicazione di questo periodico fondato nel 1876 e della Strenna mirandolese che conta trentasette anni di vita.
Noi saremmo tentati a proseguire un opera che è l’unica che astenendosi da bizze personali narra modestamente i lieti e tristi fatti della nostra Mirandola, ma vediamo bene essere cosa superiore alla nostra capacità ed alla nostra pazienza: tralasciamo quindi con dolore e preghiamo i buoni mirandolesi a volgere un pensiero ad un uomo che, sebbene non immune da difetti, a nessuno fece male, a molti del bene e tenne viva in Mirandola la memoria della famiglia di Giovanni Pico.
Amò egli grandemente e con disinteresse la sua patria, che dotò, morendo, di quanto possedeva in monete antiche, cofani, quadri, autografi antichi e moderni, e libri pregevoli scelti con buon gusto ed intelligenza.
