Un motto mirandolese scomparso alla fine del XX secolo. “Al trist,al pègar e al malsicur”.
Livio Bonfatti – Curiosità. Un motto mirandolese scomparso alla fine del XX secolo.
«Al trist, al pégar e al mal sicûr»
Alla metà degli anni ’60, del secolo scorso, terminato l’anno scolastico e in attesa dell’inizio della campagna saccarifera dello stabilimento di Mirandola, che mi avrebbe occupato per i rimanenti mesi estivi, dovevo “risolvere” il problema di come “farsi passare il tempo”, per non restare chiuso in casa e sentire brontolare i miei genitori.
Dovevo quindi trovare una giustificazione credibile, alla mia uscita, tale da ritenersi non “uno svacco”, né una perdita di tempo inutile. Non era facile “inventare” una scusa nuova tutte le mattine. Però, allora, avevo una fervida fantasia e dei genitori “creduloni”. Come avrei trascorso le ore della mattinata e quelle di un lungo pomeriggio assolato?
Intanto le ore del mattino erano più corte, in quanto sapevo già dove sarei andato, quindi una méta definita, il giorno prima, con gli amici.
Saremmo andati al bar (dell’) Alba, in piazza Costituente, per giocare- forse!?- al biliardo o ad assistere una interminabile partita di biliardo. Devo però descrivervi il luogo ove si trovava il detto biliardo. Il locale destinato allo scopo si trovava in un retro “bottega” del bar medesimo, il vano era talmente esiguo che a malapena consentiva di contenere il biliardo e i due giocatori. Pertanto noi spettatori dovevano “rinsecchirci” attorno alle pareti, mentre solo a due dei presenti era consentito sedersi sul davanzale di una finestra chiusa, sul lato opposto a quello dei giocatori.
Perché andavamo lì, in quel posto così sacrificato?
In primo luogo in quanto i gestori del bar non ci chiedevano una consumazione obbligatoria e poi perché non era frequentato da adulti, pettegoli, che avrebbero potuto riferire ai nostri genitori dove “ci avevano visti”.
Per il pomeriggio non c’erano dubbi, sarei passato nel primo pomeriggio assolato, presso il Tennis Club di via Brunatti, dove avevo qualche amico che prendeva lezioni di tennis da un nuovo maestro, ovvero Divo Bonfatti (1936-2017)[1].
Non che mi interessassi al tennis in particolare, ma i due campi allora esistenti erano separati da un ombreggiato “bersò”, ovvero un graticcio intrecciato di viti, ma anche perché il Bonfatti, fra una lezione e l’altra, provvedeva a bagnare abbondantemente i campi di gioco, con sollievo, all’arsura, per i presenti.
Verso le ore 17 mi sarei recato in piazza Costituente ove al bar, che qualcuno degli anziani chiamava ancora Ai Piombi, ma che io conoscevo come pizzeria Da Michele, avrei incontrato qualche caro amico “di svacco”.
In genere, noi avventori occasionali, ci mettevamo, di fronte alla piazza Costituente, sul lato a sinistra dell’ingresso della pizzeria. Sull’altro lato, c’era un tavolino con seggiole riservato a clienti che abitualmente occupavano, direi tutti i giorni, quel posto.
Questi ultimi erano un gruppo di giovani, più maturi di me di qualche anno, composto da diplomati, in attesa di una occupazione, da studenti universitari, qualcuno fuori corso con gli esami, ed anche qualche “perdigiorno”. Incuriosito dalle loro discussioni, ascoltavo gli argomenti trattati ed in particolare i pettegolezzi che, saltuariamente emergevano, commentati col tono alto delle voci e spesso accompagnati da risate sguaiate. Direi che avevano critiche od osservazioni per tutte le persone, particolarmente di genere femminile, che transitassero davanti alla pizzeria. Evidentemente avevano buone conoscenze fra tutti gli abitanti della cittadina!
Capitava anche che, a fronte di questi atteggiamenti gioiosi e ridanciani, altre persone venissero invogliate ad aggregarsi a loro.
Quindi il gruppo presente al tavolino tendeva ad aumentare con l’avvicinarsi della sera. Ricordo in particolare un personaggio che vedevo giungere al bar provenendo dal fondo della piazza, dietro la chiesa della Madonnina. Era quest’ultimo un titolare di una concessionaria di auto che, amico delle persone sedute al tavolino, garantiva con la sua sola presenza motivi di ilarità o di discussione.
Come ho già detto era frequente che venissero commentati i pedoni, che transitavano davanti al bar, con frasi allusive al loro stato fisico o ai loro atteggiamenti.
Sotto sera, poco prima dell’ora di cena, i frequentatori dei bar Cacciatori e Pico, che avevano passato gran parte del pomeriggio seduti ai tavoli per giocare a carte, ritenevano opportuno “sgranchirsi” le gambe facendo una passeggiata sul vialetto alberato della piazza.
Vuoi per l’età maturata, vuoi per le fatiche accumulate nella vita lavorativa od anche per il pomeriggio seduto al tavolo da gioco, avevano una lenta andatura, instabile e claudicante.
Questi gruppetti di anziani diventavano oggetto di battute di derisione e di “sfottò”. Incominciava qualcuno, certamente “acculturato”, che affermava: «I’ên vécc cumè Tanakh!!». Per la verità era una battuta che non capivo e solo dopo decenni appresi che Tanakh era un antico testo in lingua ebraica, assimilabile al nostro Antico Testamento.
Poi qualcun altro sollevava “grasse” risate dicendo: «Guardà là chi vècc! I’âm sembra al trist, al pégar e al mal sicûr!». Mentre sto scrivendo questo raccontino, pensando alla mia età, mi viene la voglia di commentare, dicendo: «Forse in n’eran minga acsì vècc!». Adesso. che la vecchiaia inizia più tardi dei settantacinque anni e l’Ortopedia fa miracoli: «I’è tutt žóvan e i camìnaň dritt!», ovviamente il motto di cui sopra è passato di moda.
[1] Per il maestro di tennis Divo Bonfatti rinvio al bel ricordo comparso su Al Barnardon il 31 ottobre 2024.

Livio Bonfatti
Livio Bonfatti, mirandolese di nascita (1947), ha conseguito il diploma di geometra nel 1968. Ha svolto l’attività lavorativa presso l’Ufficio Tecnico del Comune di Mirandola. Dal 1985 al 1988 ha collaborato alle iniziative editoriali della casa editrice “Al Barnardon” mediante articoli e con impegni redazionali. Dal 1988 è socio della Associazione culturale Gruppo Studi Bassa Modenese e partecipa attivamente alla elaborazione di progetti editoriali. Contemporaneamente pubblica numerosi articoli sulla Rivista semestrale dell’ Associazione. Gli argomenti trattati spaziano dalla idrografia antica, alla geomorfologia storica, ovvero mettendo a fuoco quella che definiamo la “storia del paesaggio”, accompagnata da una puntuale ricerca archivistica. Il territorio preso in esame è quella parte di Pianura Padana che si distende dalla via Emilia sino al Po.
Principali pubblicazioni.
- Bonfatti, Mirandola sulla Secchia, in La Sgambada , 5ª edizione, Mirandola 1985.
- Calzolari- L. Bonfatti, Il Castello di Mirandola dagli inizi del Settecento alla fine dell’Ottocento: “descrizioni”, documentazione cartografica e trasformazioni planimetriche, in Il Castello dei Pico. Contributi allo studio delle trasformazioni del Castello di Mirandola dal XIV al XIX secolo, Mirandola 2005.
- Bonfatti, Manfredo del Fante. La Bassa Modenese sul finire del XII secolo, vista attraverso le vicende di un cavaliere medievale, «QBMo», 70 (2017).

