Il “Listone” – L'”ombelico del mondo”……Per i mirandolesi
Livio Bonfatti -“L’ombelico del mondo” … per i mirandolesi.
Dal testo della canzone di Lorenzo Jovannotti:
“…Questo è l’ombelico
del mondo
È qui che c’è il pozzo
dell’immaginazione
Dove convergono le
esperienze
E si trasformano in
espressione …”
Con queste poche righe vorrei descrivervi, a mio parere, “l’ombelico del mondo”, per un giovane mirandolese, nella seconda metà del secolo scorso.
Devo anzitutto precisarvi che le attività quotidiane di Mirandola, si svolgevano prevalentemente nell’abitato racchiuso entro i viali cittadini. Anche i residenti dei nuovi rioni, oltre detto perimetro, confluivano all’interno del centro storico per raggiungere i bar, cinema, locali da ballo o i negozi per acquisti vari. I
l cuore di questa intensa vita cittadina era rappresentato dalla piazza Della Costituente, dotata di un pubblico passeggio di rappresentanza, costituito dal liston. È questo un selciato, in cubetti di porfido, messo in opera negli ultimi anni ‘30, quando la piazza era ancora intitolata al re Umberto I – Corso Vittorio Emanuele II.
Per conferma di ciò, invito i lettori di questo mio racconto a scorrere le cartoline, raccolte da Roberto Neri e pubblicate dal Barnardon.
Il liston si sviluppa longitudinalmente allo slargo, con orientamento sud-nord, dividendolo in due parti, pavimentate entrambi con ciotoli di fiume, scomodissimi per i pedoni. Risulta pertanto istintivo e conveniente percorrere, a piedi, il liston, per raggiungere le estremità della estesa piazza.
Questo aspetto è certamente evidente in occasione del mercato settimanale del sabato, quando i banchi occupano i ciottolati, mentre i compratori percorrano il liston.
Altra opportunità d’impiego del liston era rappresentata dalle sfilate di popolo, in occasione di manifestazioni, scioperi, cortei politici od anche cortei funebri. Erano tutti “riti” di socialità che univano i mirandolesi e che, in tali circostanze, abbandonavano i negozi, gli uffici, bar, per assistere e in un qualche modo, a partecipare all’avvenimento, almeno come oggetto di discussione.
La Sgambada, corsa competitiva e non, aveva il suo arrivo sul liston, davanti al municipio.
E così via per la Fiera Campionaria, per le manifestazioni ludiche che si svolgevano in quel periodo. Ma non è di queste cose che voglio parlarvi, anzi il liston ha accompagnato i sentimenti e le speranze di molti mirandolesi, che hanno approfittato di una camminata sul liston per esternarsi, per confidarsi, agli amici di una vita, i propri sentimenti, le loro aspirazioni o le loro amarezze.
Vorrei a questo punto portavi un esempio concreto, che mi riguarda, che esprime fino in fondo il legame profondo fra il vissuto di ciascuno e il liston.
Nel 1969 compivo il servizio militare a Bari e in occasione delle poche licenze, magari 2+2 di cui due di viaggio e due di permanenza, raggiunta Mirandola e fatta una brevissima sosta a casa per togliermi la divisa e salutare i miei genitori, correvo in piazza Costituente, sicuro che sul liston, dal pomeriggio in poi, avrei incontrato gli amici, che mi avrebbero informato su tutte le “novità” di Mirandola e del contado.
Ed ecco che il liston non era più un selciato, un marciapiede, una passeggiata, ma, come “muto testimone”, rappresentava un laico confessionale, dove, magari lontano da orecchi indiscreti, venivano confidati pensieri, non altrove confessabili.
La vita sul liston scorreva, quasi ripetitiva, per tutti giorni dell’anno, escluso ovviamente, quelli piovosi o temporaleschi, neanche la nebbia autunnale ostacolava la passeggiata a chi avesse voluto stare in compagnia, senza essere circondato dai vocianti avventori dei bar.
Era questo il caso dei mediatori che incontravi sotto il portico del palazzo comunale, davanti al bar Pico. Disponibili a trattare qualsiasi merce in vendita, pronti ad avviarsi a due a due, lungo il liston, per concludere, quando il prezzo fosse stato concordato, ma da tenere celato, magari utilizzando un linguaggio criptico, fintanto che la compravendita non fosse conclusa.
Tuttavia il via vai sul liston raggiungeva l’apice nel tardo pomeriggio e si scioglieva prima di cena. L’appuntamento era a ridosso dell’aiuola spartitraffico, prospicente il municipio, i primi ad arrivare erano dipendenti di ditte edili (ricordo la Coop Muratori) od anche della Fond Ghisa, che, terminato l’orario di lavoro ritenevano salutare e rilassante fare due passi prima di cena
. Il gruppetto dei presenti, chiacchierando, si avviava lentamente sul liston, per raggiungere l’altro capo della piazza, quello prospicente la via Circonvallazione, anch’esso delimitato da una aiuola. Pertanto le due aiuole costituivano il naturale limite del liston, ed era sottinteso che si concludeva il giro toccando con la scarpa il cordolo in cemento dell’aiuola stessa.
Non ho mai contato il numero dei giri da farsi, ma certamente esso variava a seconda dell’argomento della serata e così come la velocità impiegata per ogni giro. Se la discussione risultava interessante, e lo potevi capire dal tono delle voci, invogliava anche altri avventori dei bar a partecipare, accodandosi a quell’improvvisato “trenino”. Poi questo “codazzo” poco alla volta si scioglieva, avendo raggiunto l’ora “canonica” della cena.
Ma esisteva anche una slistonata serale, quando a ora tarda i vari avventori dei bar, “asfissiati” dal fumo di sigarette che regnava in quei locali, sentivano l’esigenza di respirare a pieni polmoni l’aria della piazza Costituente. Allora le passeggiate erano accompagnate da furiosi colpi di tosse e frequenti scaràcc’, per liberarsi della nicotina inalata.
Ci sarebbe poi da ricordare il liston dei biasanott, nel colmo della notte o lo struscio domenicale, di chi non aveva potuto essere presente nei giorni feriali. Ma l’ho fatta già troppo lunga! Vorrei concludere ricordando quando è scomparso il nostro “ombelico del mondo”.
Qualcuno ritiene che il terremoto del 2012, che ha sconvolto l’intera cittadina di Mirandola, sia la vera causa della scomparsa delle abitudini che ho innanzi descritto. Io invece ho un’altra opinione, ovviamente non è una certezza.
Anche prima del terremoto il liston non era più la sede di incontri, di passeggiate, infatti con la nascita di una isola pedonale, per il tratto della piazza fra la via Cavallotti e la via Tabacchi, gran parte dello stesso selciato, dalla via Tabacchi sino all’impianto semaforico di via Circonvallazione, è da ritenersi sede stradale percorso dal traffico veicolare.
Per cui il pedone che si trovi sul liston in quel tratto, in caso di incidente, è dalla parte del torto. Quindi, fine della camminata!
Foto: La piazza Costituente con il suo liston.


Livio Bonfatti, mirandolese di nascita (1947), ha conseguito il diploma di geometra nel 1968. Ha svolto l’attività lavorativa presso l’Ufficio Tecnico del Comune di Mirandola. Dal 1985 al 1988 ha collaborato alle iniziative editoriali della casa editrice “Al Barnardon” mediante articoli e con impegni redazionali. Dal 1988 è socio della Associazione culturale Gruppo Studi Bassa Modenese e partecipa attivamente alla elaborazione di progetti editoriali. Contemporaneamente pubblica numerosi articoli sulla Rivista semestrale dell’ Associazione. Gli argomenti trattati spaziano dalla idrografia antica, alla geomorfologia storica, ovvero mettendo a fuoco quella che definiamo la “storia del paesaggio”, accompagnata da una puntuale ricerca archivistica. Il territorio preso in esame è quella parte di Pianura Padana che si distende dalla via Emilia sino al Po.
Principali pubblicazioni.
- Bonfatti, Mirandola sulla Secchia, in La Sgambada , 5ª edizione, Mirandola 1985.
- Calzolari- L. Bonfatti, Il Castello di Mirandola dagli inizi del Settecento alla fine dell’Ottocento: “descrizioni”, documentazione cartografica e trasformazioni planimetriche, in Il Castello dei Pico. Contributi allo studio delle trasformazioni del Castello di Mirandola dal XIV al XIX secolo, Mirandola 2005.
- Bonfatti, Manfredo del Fante. La Bassa Modenese sul finire del XII secolo, vista attraverso le vicende di un cavaliere medievale, «QBMo», 70 (2017).


