Castello dei Pico – Curiosità sul nuovo palazzo signorile costruito da Alessandro I

Livio Bonfatti – Curiosità: I lavori in corso nel Castello dei Pico.
Da un po’ di tempo, anzi direi ormai da qualche anno, ho preso la quotidiana consuetudine di compiere una breve passeggiata in piazza Costituente, sperando, in primo luogo, d’incontrare
qualche vecchio amico col quale fare due parole, di ricordi e per aggiornarmi sulle novità di Mirandola e dintorni. Poiché, purtroppo, questi incontri sono via via più radi, a causa di infauste
circostanze, ripiego verso quello che, qualcuno di noi, chiama “il nostro muro del pianto”, ovvero il cartellone degli annunci funebri.
Rapidamente ritorno sui miei passi e costeggio il cantiere edile relativo al Castello, commentando fra me e me,” vót dir che i lavór dal Castel in s’finìsan più! I’èn long cum l’è al Dom ad Milen! Mah! Spér ad far in temp par véddral finìr!».
Il cantiere è ben delimitato e i ponteggi sono protetti da teli che nascondono le facciate dell’edificio, non consentendo agli umarel di poter commentare l’andamento dei lavori. I pochi suoni che è possibile udire, cioè “dû ciôcch e un stuss” sono intervallati da lunghi silenzi. Do una occhiata al cartello di cantiere dal quale si ricava che il committente è il Condominio del Castello dei Pico e l’impresa esecutrice è la A e C Costruzioni s r l di Mirandola, per quanto riguarda il tempo previsto per l’esecuzione dei lavori compaiono date, ormai trascorse da un bel pezzo, così come non è più
credibile la data riportata per il fine lavori.
Immagino che le opere del Castello abbiano incontrato varie difficoltà e imprevisti tali da dilatare i tempi di esecuzione. Però visto il dilungarsi del restauro mi sarei augurato di vedere, rivolto verso la piazza, un disegno o una immagine di come apparirà, questa parte dell’edifico storico, una volta ultimati i lavori. In questo modo il comune cittadino, che percorre il vialetto alberato, può più facilmente immaginare l’impegno economico profuso per il recupero di un bene storico, connotato anche da un valore architettonico, di rilievo, per la comunità mirandolese.
I più anziani di noi ricordano quella parte di edificio come “al castel ad Musi”, in quanto quella porzione apparteneva alla famiglia Musi, che gestiva sull’angolo, una trattoria e che fungeva anche da recapito a un servizio di facchinaggio.
I locali del pian terreno, scomparsa la trattoria, furono occupati da un ristorante “Quattrochiacchiere”. Il terremoto del 2012 aveva sconvolto l’intero complesso edilizio. Ed ora trascorsi quattordici anni ritengo necessario ricreare nuove aspettative e nuovo interesse per un bene che ritornerà alla comunità. Come saranno i locali restaurati? Quale destinazione avranno? In attesa di poter conoscere le risposte ai citati quesiti, penso sia opportuno ricordare le circostanze per le quali Alessandro I Pico ritenne doveroso erigere un nuovo palazzo signorile.
Questa fase costruttiva è stata da C. Giovannini così descritta: “L’atto più recente per ora consultato, in ordine di tempo (19 maggio 1602), veniva rogato nel camerino da letto posto fra i palazzi del Principe “. Si tratta, a questa data, di Alessandro I, il quale come narra il Papotti nelle sue Memorie all’anno 1615: «Aveva già fabbricata una gran casa che così chiamava il suo palazzo con due nobili appartamenti, uno per la sua persona, l’altro per la signora principessa sua, che erano nobilitati dalla forza di più magnifiche camere, e sala detta de’ Carabini, la quale veniva sostentata da più colonne di fino marmo che dal zio cardinale Girolamo di Correggio ereditò dalla madre. Aveva ornato le predette pitture de’ più celebri pennelli, massime del Palma, e dei due Perandi Sante e Michelangelo, padre e figlio, che vi dipinsero a meraviglia la caduta de’ Giganti dei quali favoleggiavano i poeti: Affectasse ferunt Regnum coeleste Gigantes – (Ovid.)” 1
In ragione delle citate date occorre ritenere che la costruzione di questa parte del castello sia damettere in relazione alla nomina imperiale, diploma del 6 marzo 1617, di Alessandro I Pico, primo
duca di Mirandola. Alla morte del duca, avvenuta il 2 dicembre 1637, subentrò l’erede Alessandro II Pico nel dominio del Ducato della Mirandola e lo conservò sino alla propria morte avvenuta il 2
febbraio 1691. Risulta pertanto evidente che Alessandro II poté usufruire dell’Appartamento Ducale Nuovo per un lungo periodo (54 anni). Mentre il suo successore Francesco Maria, nel 1704, verrà
dichiarato reo di fellonia e di lesa maestà verso l’Imperatore, per aver aderito alla lega franco-spagnola, il ducato e tutti i suoi beni verranno confiscati e devoluti alla camera imperiale. Nel 1710
il Ducato di Mirandola entra in possesso degli Este, mediante acquisto direttamente dall’Imperatore.
L’Appartamento Ducale Nuovo verrà occupato, a partire dal 28 maggio 1710, dal governatore cesareo conte Achille Tacoli, che viene confermato nella carica (16 aprile 1711) dal Duca di
Modena, quando gli estensi entrano in possesso del Ducato di Mirandola e diventano proprietari della “ex-reggia”, dei Pico.
Occorre poi sottolineare che lo scoppio del Torrione, avvenuto nella notte dell’11 giugno 1714, danneggiò notevolmente il Castello, negli edifici posti a ridosso del Torrione e quelli collocati sui lati sud ed ovest, mentre subirono parziali danni, limitati agli infissi e ai manti di copertura dei tetti, gli immobili collocati sui lati nord ed est del fortilizio.
Infatti dalla relazione di Giovan Francesco Piccinini, già medico alla corte pichense, testimone oculare dei fatti: «…La Galeria scoperta e rovinata, come anche la volta dipinta per huomo celebre
[Biagio Falcieri, veronese] la Sala dei Carabini pure scoperta e rovinato il sofito. Gli altri apartamenti hanno patito la totale fratura e delle finestre con qualche danno ne’ tetti, e nelle moraglie.».
Da documenti dell’anno 1714 è possibile ricavare una descrizione precisa dei vani costituenti l’Appartamento Ducale Nuovo e cioè: «…nel Palazzo di Alessandro I, partamento nuovo, detto il
Ducale, grande e magnifico per le pregiate pitture, specchi e tavolini, ed altri ornamenti di gran stima. Questo consiste in una gran sala tutta messa a pittura da guazzo detta de Carabini [questa sala
ospitava di recente il Museo Civico], in capo alla scala maggiore, et altre cinque camere di grandezza non ordinaria, che a levante hanno le loro finestre et accanto di queste [stanze] uno spazioso terrazzo con balaustri di marmo». Nel 1714, «li prenominati partamenti nuovi del signor Duca, e signora Duchessa, eccettuati li tecchi [tetti] e finestre e vitriate, sono restati senz’altra
lesione, per essere de’ più lontani al Torrione».
Si passa poi alla descrizione delle singole stanze, a partire dalla prima, dopo la Sala dei Carabini e qui limitata ai soli vani interessati dagli odierni lavori edili:
Anticamera degli Staffieri: 1710, Palazzo di Alessandro I, appartamento di Alessandro II, ha due finestre, camino di marmo rosso, soffitto dipinto: vi si entra dalla Libreria o Sala dei Carabini?
Anticamera dei Cavalieri: 1710, Palazzo di Alessandro I, appartamento di Alessandro II. Dotata di quattro finestre, un camino di marmo rosso –con pittura in tela tanto su le muraglie quanto sul
soffitto del Peranda–; vi si accede dall’anticamera degli Staffieri.
Camera dell’Udienza o Camera dei Giganti: Palazzo di Alessandro I, appartamento di Alessandro II, –prima camera dell’Udienza–, ha due finestre, un camino in marmo rosso–con pittura in tela su
le mura e nel soffitto rappresentante la Storia de Giganti– Anno 1716 – camera già nominata de Giganti – le pitture fissate alle pareti vennero staccate e trasportate s Mantova.
La porzione del Castello ora interessata dai lavori di restauro e ripristino viene– nella seconda metà dell’Ottocento–, contraddistinta da ripetuti frazionamenti tra diversi proprietari, con successive
ristrutturazioni che alterano l’aspetto originario del Palazzo. Come conseguenza di ciò, si assiste ad un ulteriore degrado del complesso edilizio, in quanto non sono più possibili interventi unitari e
coerenti. Una tale situazione si protrae fino ai primi decenni del Novecento e soltanto con il progetto dell’architetto Mario Guerzoni (intorno al 1930) si provvide a costruire una facciata
monumentale in stile, che esalta il prospetto sulla piazza– 2 .
E con l’intervento scientifico di restauro di porzione dell’ala sud-est, attualmente in corso, si vengono a riportare in piena luce le caratteristiche della rimanente parte superstite del castello.
1 C. GIOVANNINI, Documenti per la ricostruzione della pianta del Castello dei Pico tra il XVI e gli inizi del XVII secolo
in Il Castello dei Pico. Contributi allo studio delle trasformazioni del Castello di Mirandola dal XIV al XIX secolo,
Mirandola 2005, pp. 99-114.
Disegno: Appartamento Nuovo del Palazzo Ducale agli inizi del Settecento: ipotesi ricostruttiva. In sezione sono localizzati: nell’angolo, l’Anticamera dei Cavalieri; al centro, la Camera dell’Udienza
o Camera dei Giganti; sulla destra la Camera dei Ritratti o Camera del Letto, in L. BONFATTI–M.CALZOLARI, Ipotesi ricostruttiva di alcuni ambienti del Castello di Mirandola.
Volume: Il Castello di
Mirandola. Inventari di arredi, quadri e armi (1469-1714), Mirandola 2006.
Livio Bonfatti

Livio Bonfatti, mirandolese di nascita (1947), ha conseguito il diploma di geometra nel 1968. Ha svolto l’attività lavorativa presso l’Ufficio Tecnico del Comune di Mirandola. Dal 1985 al 1988 ha collaborato alle iniziative editoriali della casa editrice “Al Barnardon” mediante articoli e con impegni redazionali. Dal 1988 è socio della Associazione culturale Gruppo Studi Bassa Modenese e partecipa attivamente alla elaborazione di progetti editoriali. Contemporaneamente pubblica numerosi articoli sulla Rivista semestrale dell’ Associazione. Gli argomenti trattati spaziano dalla idrografia antica, alla geomorfologia storica, ovvero mettendo a fuoco quella che definiamo la “storia del paesaggio”, accompagnata da una puntuale ricerca archivistica. Il territorio preso in esame è quella parte di Pianura Padana che si distende dalla via Emilia sino al Po.
Principali pubblicazioni.
- Bonfatti, Mirandola sulla Secchia, in La Sgambada , 5ª edizione, Mirandola 1985.
- Calzolari- L. Bonfatti, Il Castello di Mirandola dagli inizi del Settecento alla fine dell’Ottocento: “descrizioni”, documentazione cartografica e trasformazioni planimetriche, in Il Castello dei Pico. Contributi allo studio delle trasformazioni del Castello di Mirandola dal XIV al XIX secolo, Mirandola 2005.
- Bonfatti, Manfredo del Fante. La Bassa Modenese sul finire del XII secolo, vista attraverso le vicende di un cavaliere medievale, «QBMo», 70 (2017).

