“La Finestra” – Anno 1982 – Intervista a Don Francesco Gavioli

“La Finestra” – Anno 1982 – Intervista a Don Francesco Gavioli

30 Marzo 2025 0

Per la nostra rivista Don Francesco Gavioli, insigne sto­rico della Bassa Modenese, ha già scritto una breve storia del “Francescanesimo nella Mirandola”. Alla vigilia di una sua nuova e gradita collaborazione, ecco una breve intervi­sta, nella quale Don Francesco ci parla tra l’altro della do­nazione alla città di Mirandola della sua biblioteca – archi­vio e dell’iniziativa di pubblicare I “quaderni” della Bassa Modenese.

Lo abbiamo incontrato tra le sue carte,i suoi volumi, in­tento a redigere relazioni per convegni, ci ha donato, in mo­do gentilissimo, parte del suo prezioso tempo. È stato un incontro importante con un uomo di grande cultura e di grande fede.

Don Francesco, ci racconti succintamente la sua vita.

Sono nato a Mortizzuolo il 6 agosto 1909. Fino al 1919 ho abitato li, poi la mia famiglia si è trasferita a Medolla; a Medolla ho iniziato appunto le scuole, e poi ho frequentato il Ginnasio a Mirandola. Entrato in Seminario a Carpi, allora retto da Don Sisto Campagnoli, ritornai a casa per motivi di salute. In seguito ripresi ed arrivai al Seminario di Modena. Trasferito come Prefetto di Disciplina al collegio “Artigia­nelli” di Torino, qui completai i miei studi teologici e fui or­dinato sacerdote dal cardinale, Arcivescovo di Torino, Mons. Gamba, con la clausola di essere richiamato nella mia diocesi appena possibile.Così alla presenza di Mons. Bussolari, celebrai la mia prima Messa proprio qui a Villafranca il 17 settembre 1937. Nel 1938 divenni parroco di Faeto, sull’Appennino Modenese, passai a Serramazzoni dove fondai il Santuario dedicato alla Beata Vergine di Pompei, unica parrocchia ad essere dedicata alla Madon­na, per ricordare i caduti nella guerra. Ed eccomi, finalmen­te, a Villafranca, parroco ormai da 25 anni.

Come è nato questo suo interesse storico?

Fin da ragazzo acquistavo i libri vecchi, carte e documen­ti; mi rivolgevo ad un rigattiere di Mirandola spesso e vo­lentieri. Cosi negli anni successivi, nel ritagli di tempo, ho continuato in questo studio, in questa mia ricerca, riuscen­do a realizzare questa biblioteca, queste raccolte.

Quali argomenti troviamo trattati nella sua raccolta?

Il tema dominante è dedicato alla storia locale con stam­pe e manoscritti; ci sono opere di storia nazionale ed inter­nazionale, di letteratura, di carattere religioso, di arte e di scienza. I volumi in tutto sono più di 15.000 a cui aggiungo qualche migliaio di opuscoli e poi tutta la parte archivìsti­ca con documenti a partire dal IX secolo. Esiste poi una raccolta di scritti “autografi” (in tutto circa 100.000) com­prendente le lettere del Muratori, di Papi e Cardinali, tanto per fare qualche esempio.

Ci dica della nuova iniziativa da lei promossa: i “quader­ni” della Bassa Modenese.

Questo nostro lembo di terra non ha mai trovato, esclu­dendo le storie mirandolesi del Ceretti e del Montanari, una giusta collocazione bibliografica. Cosi ho coinvolto in questa rivalutazione storico – culturale alcuni giovani lau­reati che, tra l’altro, avevano con me sviluppato ricerche per le loro tesi. Ne è nata questa pubblicazione in cui si raccolgono notizie storiche, archeologiche, di vita contadi­na e cosi via, sempre riferite alla nostra Bassa Modenese. Ci autofinanziamo, non abbiamo voluto nessun sostegno pubblicitario: la nostra è una rivista pulita, senza vincoli.

Per i suoi studi lei, Don Franceso, avrà certamente in­contrato tante persone: che esperienze ne ha riportato?

Da un punto di vista umanitario trovo una grande soddi­sfazione. Su di un argomento di studio gli uomini si incon­trano, lasciando a parte ideologie e pensieri divergenti. Na­scono cosi relazioni di profonda amicizia, aperta e sincera. Questi contatti mi permettono anche come sacerdote di realizzare colloqui che mi danno la possibilità di Incontrare nell’animo tante persone. Pure in tale attività il Signore fa sentire la sua Parola.

Che rapporto ha con i giovani?

Senza dubbio molto bello. I bambini spinti da curiosità vengono a trovarmi; poi mi chiedono notizie; devono svolgere compiti e ricerche. Li aiuto, cerco di dare spiegazioni in modo semplice, li documento e tutti mi ascoltano e se­guono con interesse.

Che giudizio dare della vita culturale di Mirandola?

In modo sintetico potrei dire che c’è una sorta di “aller­gia” alla lettura. I giovani leggono poco. Tante attrattive, tanti problemi li distraggono ed il tempo libero, sovente og­getto di discussione, non si utilizza più per approfondire un discorso di studio. Non c’è più quella, così da me detta, “tabe” della ricerca: non ci si chiede più il perchè delle ori­gini della propria città, della storia dei personaggi più illu­stri, di come sono state realizzate certe opere. Dobbiamo ricordarci che iI passato ci insegna il presente e non c’è presente se non c’è stato passato. Questo è il corso della storia, della vita dell’uomo. Nuovi stimoli e sproni dovreb­bero allora arrivare al giovani dalla scuola. Anche gli insi­gni studiosi sbagliano tenendo per sè tutte le proprie cono­scenze. lo sono pieno di gioia nello scoprire certi aspetti delle nostre tradizioni, ad esempio, ma la gioia è ancora più grande se posso comunicarla a chi mi sta intorno. Que­sto è poi il significato della donazione che ho fatto alla “mia Mirandola” del materiale da me raccolto in tutti que­sti anni: lo faccio perchè non resti lettera morta, ma cultu­ra viva a cui i giovani possano attingere con rinnovato inte­resse per la conoscenza più reale del nostro passato, per la possibilità di crescere anche più bravi e più buoni.

Tratto da La Finestra

Lascia un commento

Your email address will not be published.