“La Finestra” – Anno 1982 – Intervista a Don Francesco Gavioli
Per la nostra rivista Don Francesco Gavioli, insigne storico della Bassa Modenese, ha già scritto una breve storia del “Francescanesimo nella Mirandola”. Alla vigilia di una sua nuova e gradita collaborazione, ecco una breve intervista, nella quale Don Francesco ci parla tra l’altro della donazione alla città di Mirandola della sua biblioteca – archivio e dell’iniziativa di pubblicare I “quaderni” della Bassa Modenese.
Lo abbiamo incontrato tra le sue carte,i suoi volumi, intento a redigere relazioni per convegni, ci ha donato, in modo gentilissimo, parte del suo prezioso tempo. È stato un incontro importante con un uomo di grande cultura e di grande fede.
Don Francesco, ci racconti succintamente la sua vita.
Sono nato a Mortizzuolo il 6 agosto 1909. Fino al 1919 ho abitato li, poi la mia famiglia si è trasferita a Medolla; a Medolla ho iniziato appunto le scuole, e poi ho frequentato il Ginnasio a Mirandola. Entrato in Seminario a Carpi, allora retto da Don Sisto Campagnoli, ritornai a casa per motivi di salute. In seguito ripresi ed arrivai al Seminario di Modena. Trasferito come Prefetto di Disciplina al collegio “Artigianelli” di Torino, qui completai i miei studi teologici e fui ordinato sacerdote dal cardinale, Arcivescovo di Torino, Mons. Gamba, con la clausola di essere richiamato nella mia diocesi appena possibile.Così alla presenza di Mons. Bussolari, celebrai la mia prima Messa proprio qui a Villafranca il 17 settembre 1937. Nel 1938 divenni parroco di Faeto, sull’Appennino Modenese, passai a Serramazzoni dove fondai il Santuario dedicato alla Beata Vergine di Pompei, unica parrocchia ad essere dedicata alla Madonna, per ricordare i caduti nella guerra. Ed eccomi, finalmente, a Villafranca, parroco ormai da 25 anni.
Come è nato questo suo interesse storico?
Fin da ragazzo acquistavo i libri vecchi, carte e documenti; mi rivolgevo ad un rigattiere di Mirandola spesso e volentieri. Cosi negli anni successivi, nel ritagli di tempo, ho continuato in questo studio, in questa mia ricerca, riuscendo a realizzare questa biblioteca, queste raccolte.
Quali argomenti troviamo trattati nella sua raccolta?
Il tema dominante è dedicato alla storia locale con stampe e manoscritti; ci sono opere di storia nazionale ed internazionale, di letteratura, di carattere religioso, di arte e di scienza. I volumi in tutto sono più di 15.000 a cui aggiungo qualche migliaio di opuscoli e poi tutta la parte archivìstica con documenti a partire dal IX secolo. Esiste poi una raccolta di scritti “autografi” (in tutto circa 100.000) comprendente le lettere del Muratori, di Papi e Cardinali, tanto per fare qualche esempio.
Ci dica della nuova iniziativa da lei promossa: i “quaderni” della Bassa Modenese.
Questo nostro lembo di terra non ha mai trovato, escludendo le storie mirandolesi del Ceretti e del Montanari, una giusta collocazione bibliografica. Cosi ho coinvolto in questa rivalutazione storico – culturale alcuni giovani laureati che, tra l’altro, avevano con me sviluppato ricerche per le loro tesi. Ne è nata questa pubblicazione in cui si raccolgono notizie storiche, archeologiche, di vita contadina e cosi via, sempre riferite alla nostra Bassa Modenese. Ci autofinanziamo, non abbiamo voluto nessun sostegno pubblicitario: la nostra è una rivista pulita, senza vincoli.
Per i suoi studi lei, Don Franceso, avrà certamente incontrato tante persone: che esperienze ne ha riportato?
Da un punto di vista umanitario trovo una grande soddisfazione. Su di un argomento di studio gli uomini si incontrano, lasciando a parte ideologie e pensieri divergenti. Nascono cosi relazioni di profonda amicizia, aperta e sincera. Questi contatti mi permettono anche come sacerdote di realizzare colloqui che mi danno la possibilità di Incontrare nell’animo tante persone. Pure in tale attività il Signore fa sentire la sua Parola.
Che rapporto ha con i giovani?
Senza dubbio molto bello. I bambini spinti da curiosità vengono a trovarmi; poi mi chiedono notizie; devono svolgere compiti e ricerche. Li aiuto, cerco di dare spiegazioni in modo semplice, li documento e tutti mi ascoltano e seguono con interesse.
Che giudizio dare della vita culturale di Mirandola?
In modo sintetico potrei dire che c’è una sorta di “allergia” alla lettura. I giovani leggono poco. Tante attrattive, tanti problemi li distraggono ed il tempo libero, sovente oggetto di discussione, non si utilizza più per approfondire un discorso di studio. Non c’è più quella, così da me detta, “tabe” della ricerca: non ci si chiede più il perchè delle origini della propria città, della storia dei personaggi più illustri, di come sono state realizzate certe opere. Dobbiamo ricordarci che iI passato ci insegna il presente e non c’è presente se non c’è stato passato. Questo è il corso della storia, della vita dell’uomo. Nuovi stimoli e sproni dovrebbero allora arrivare al giovani dalla scuola. Anche gli insigni studiosi sbagliano tenendo per sè tutte le proprie conoscenze. lo sono pieno di gioia nello scoprire certi aspetti delle nostre tradizioni, ad esempio, ma la gioia è ancora più grande se posso comunicarla a chi mi sta intorno. Questo è poi il significato della donazione che ho fatto alla “mia Mirandola” del materiale da me raccolto in tutti questi anni: lo faccio perchè non resti lettera morta, ma cultura viva a cui i giovani possano attingere con rinnovato interesse per la conoscenza più reale del nostro passato, per la possibilità di crescere anche più bravi e più buoni.
Tratto da “La Finestra“