Bello a sapersi – Maurizio Bonzagni – La Chiesa del Gesù di Mirandola

Bello a sapersi – Maurizio Bonzagni – La Chiesa del Gesù di Mirandola

29 Gennaio 2026 0
Maurizio Bonzagni

Chimico, nato a Mirandola nel 1958, ha lavorato a lungo come responsabile vendite presso una multinazionale di materie plastiche ma è soprattutto un appassionato di storia locale di cui è da anni un attento lettore. Dopo aver arricchito la propria biblioteca di numerosi testi su Mirandola e la Bassa Modenese e raggiunta recentemente la pensione ha iniziato la collaborazione con Al Barnardon per condividere e contribuire a divulgare la splendida storia delle nostre terre, spesso sconosciuta o ignorata da molti dei suoi stessi abitanti.

Riportiamo la presentazione del  26 gennaio 2026 presso la Canonica di via Don Minzoni nell’ambito dei corsi dell’Università della Libera Età “Bruno Andreolli” di Mirandola.

LA CHIESA DEL GESU’

di Maurizio Bonzagni

Questa storia comincia agli inizi del ‘600, precisamente nel 1602, quando Alessandro Pico è costretto ad abbandonare l’abito talare e una promettente carriera ecclesiastica per diventare il nuovo signore di Mirandola. I suoi due fratelli maggiori sono morti senza lasciare alcun erede e lui è l’ultimo discendente della dinastia dei Pico.

Alessandro I Pico

Oltre a prendere il governo della Signoria è quindi urgente generare un erede e Alessandro ha già ormai 36 anni. L’unione naturale è con gli Este di Modena, come è stato per il fratello Federico II, sposa quindi la figlia di Cesare d’Este, Laura, che ha solo 14 anni. Numerosi saranno i figli che Laura darà alla luce, ben sette, ma tutte femmine, nessun erede maschio. Laura è affetta da una grave epilessia che viene all’epoca scambiata come possessione demoniaca responsabile della mancanza della nascita di un erede maschio. Alessandro aveva però già avuto un figlio maschio al di fuori del matrimonio, Galeotto, e dopo la nascita della quinta figlia femmina chiede all’imperatore la legittimazione dell’unico suo figlio maschio per continuare la discendenza del casato.

E nel 1617 non solo riesce ad ottenere il riconoscimento dell’erede dall’imperatore Mattia I d’Asburgo ma anche l’elevazione del suo titolo nobiliare a duca, investitura inferiore solo a re e imperatore. Senza che ovviamente non manchi una consistente donazione alle casse imperiali, concordata in 100.000 fiorini, ovvero 353 kg di oro zecchino.

Siamo in piena controriforma cattolica. Il tentativo della Chiesa di Roma avviato dal Concilio di Trento, 1545-1563, di ricucire lo scisma del protestantesimo. Ricongiungimento che però fallisce durante i primi incontri con la delegazione luterana che abbandona il concilio portando il concistoro a inasprire la spaccatura tra i due credi. La chiesa di Roma diventa intransigente, istituisce l’indice dei libri proibiti, minacciando di scomunica alla loro sola lettura, e inasprisce la caccia degli eretici del Tribunale dell’Inquisizione.

Emerge però anche la necessità di innalzare il livello culturale del clero e a questo scopo nascono nuovi ordini religiosi tra cui il più importante è quello dei Gesuiti. Uomini di cultura, maestri di grammatica, umanistica, retorica e filosofia, che istituiscono seminari per istruire il clero ma anche scuole gratuite per i giovani delle classi sociali più ricche e della nobiltà, le uniche che potevano permettersi di mantenere figli a scuola, per formare le nuove classi dirigenti.

Un ordine monastico molto particolare che oltre ai tre voti comuni agli altri ordini, povertà, obbedienza e castità, ne aggiungono un quarto, la totale sottomissione al papa. Organizzato come un esercito con i suoi Generali dell’ordine con il centro di comando a Roma. Un’arma potente nelle mani del pontefice.

Non c’è principe in Europa che non ospiti la Compagnia di Gesù nelle sue terre e non abbia almeno un gesuita alla sua corte come confessore e spesso come suo consigliere. A maggior ragione un principe che ambisca ad elevare il proprio titolo nobiliare.

Ed è così che Alessandro si adopera fin dal 1611 ad ospitare in sistemazioni provvisorie i monaci e la loro scuola. Acquista poi diversi orti e case nell’area nord orientale della città sulla contrada di Terranova che è quasi senza costruzioni, appropriandosi anche di un cimitero ebraico e di parte di uno pubblico, ed inizia la costruzione di una nuova chiesa già nel 1614, dopo aver ottenuto l’approvazione del progetto da parte dei Revisori dell’Ordine dei Gesuiti a Roma. Avviando la costruzione anche di un ampio collegio per ospitare i religiosi, con le loro celle al piano superiore e le aule di insegnamento in quello inferiore.

Il 1630 è l’anno in cui scoppia la Peste descritta dal Manzoni, portata dai lanzichenecchi, i terribili mercenari tedeschi, scesi all’assedio della città di Mantova. 4000 di loro si accampano fuori Mirandola e il duca impegna anche i gioielli di famiglia per farli desistere dal saccheggiare la città.

Necessariamente i lavori di costruzione subiscono un lungo arresto fino a 1664.

Il duca muore molto prima della ripresa dei lavori, nel 1637 a 71 anni, e gli edifici saranno terminati dal suo successore, il nipote Alessandro II, figlio di quel Galeotto legittimato dall’imperatore morto per malattia pochi mesi prima del padre.

L’interno della chiesa viene concluso nel 1689 e dieci mesi più tardi i padri occupano il collegio trasferendovi anche la scuola.

La facciata e il campanile non vengono però terminati in attesa di nuove finanze ma la facciata è progettata e predisposta per essere rivestita in marmo con colonne, nicchie e statue fino ad allinearsi con il vicino fabbricato del collegio.

A croce latina con una sola navata centrale e tre profonde cappelle per lato, sette altari, l’interno della chiesa è un capolavoro barocco dell’arte dell’intaglio del legno. Scuola di Mirandola dell’artista Paolo Bonelli e dei suoi allievi. Un fenomeno artistico unico. Raffinate esecuzioni che denotano una padronanza assoluta della bottega mirandolese, estinta dopo la morte del maestro.

A parte l’altare maggiore e quello del SS Rosario che sono in marmo tutto il resto dell’arredo è in legno scolpito di cipresso montano, realizzato su commissione di Alessandro II Pico tra il 1685 e il 1696 con un proliferare di festoni, riccioli fogliati, fiori, simboli sacri e angeli a tutto tondo. Uno splendore ligneo con pochi eguali in Italia.

Ancona del SS Crocefisso

Un secondo elemento di bellezza dell’interno della chiesa sono gli stucchi che adornano con bellissimi decorazioni cornicioni e capitelli, leoni ed aquile che si ripetono tra le figure ad esaltare il casato dei Pico. Terminati nel 1682 dallo scultore lombardo Pompeo Solari.

Stucchi e statue all’interno del Gesù

Lo stemma dei Pico

Il terzo elemento che adorna le pareti della chiesa sono le numerose nicchie con statue in gesso e scagliola, 14 personaggi della compagnia di Gesù e di Principi della chiesa, realizzate dal bolognese Petronio Tadolini e terminate nel 1770, quando ormai i Pico erano decaduti da tempo. Belle figure in movimento quasi a partecipare alle funzioni religiose.

L’altare maggiore in marmo è sovrastato da un tabernacolo simile ad un tempietto eseguito con marmi rari e preziosi dai veronesi Francesco Marchesini e suo figlio Marco nel 1685.

Dietro di esso spicca l’enorme quadro raffigurante la Circoncisione di Gesù, tema caro ai Gesuiti, commissionato da Alessandro II e già concluso nel 1690. Un’opera di Innocenzo Monti di Imola.

Ai lati dell’altare maggiore troviamo le due cappelle del transetto con le due meravigliose ancone, o pale d’altare, capolavori lignei inizialmente dedicati a S. Ignazio di Loyola e a S. Francesco Saverio, i due santi dell’ordine a cui sempre spettano le cappelle principali delle chiese dei Gesuiti, divenute poi della Beata Vergine della Rosa e del SS Crocifisso.

Per comprendere bene la storia legata alle due monumentali cappelle devo però partire dalla seconda cappella che sorge a destra dell’altare maggiore: la cappella della Madonna del SS. Rosario. E’ una porzione di affresco che inizialmente era dipinto sulla colonna di sinistra entrando in Duomo, di fronte alla colonna affrescata con l’immagine del Salvatore. Il Duomo era originariamente pieno di affreschi ma deteriorati dal tempo si decise nel 1581 di rendere più decorosa la chiesa imbiancandola.

Cappella della Beata Vergine del Rosario

L’immagine della Madonna che era dipinta sulla colonna del Duomo vuole essere la copia di quella che era nell’antichissima chiesa di S. Maria della Mascarella a Bologna, la Beata Vergine che ordina a San Domenico di predicare il rosario contro le eresie, andata distrutta in un bombardamento del 1943. San Domenico per predicare il rosario fonda l’ordine dei frati Predicatori, o più semplicemente Domenicani. Lo stesso santo soggiornò più volte nella chiesa della Mascarella, morì ed è sepolto a Bologna.

Una immagine sacra che ispirò fortemente i mirandolesi, che iniziarono ad invocarla ottenendo grazie e favori.

Venne quindi ricavata nel 1496 una cappella in Duomo dietro la colonna con un altare, istituendo in quella occasione la Confraternita del Rosario per gestirne il culto e le funzioni religiose, la stessa confraternita custode del SS. Crocefisso di cui si parlerà successivamente.

Il culto attirava sempre più genti e il luogo angusto non consentiva un comodo cerimoniale, recando anche poco decoro alla chiesa. Fu così che nel 1597 si decise di asportare l’affresco dal muro della colonna e di porlo sopra all’altare della cappella. Le grazie ricevute si susseguirono numerose e molte e generose furono le offerte dei devoti alla confraternita.

La grande devozione portò quindi ad un più ricco progetto decidendo di costruire un nuovo spazioso oratorio all’esterno del Duomo ricavando un’apertura nella chiesa.

Fu lo stesso duca Alessandro II a porre la prima pietra del nuovo Oratorio del SS Rosario nel 1639.  Un bellissimo oratorio che spiccava oltre al Duomo con una cupola di piombo che abbelliva il profilo della città. Terminato nel 1666 la sacra immagine fu tolta dal vecchio altare e trasferita al suo interno su di un bellissimo altare in marmo donato dallo zecchiere di Mirandola. All’interno dello stesso oratorio trovava inoltre degna collocazione il SS Crocefisso della confraternita su un secondo altare in legno scolpito, un terzo altro altare fu infine dedicato a San Domenico.

Pianta del Duomo con l’oratorio del SS. Rosario

Il profilo della città nel ‘700 con la cupola dell’oratorio del SS. Rosario – Disegno di Loreno Confortini

L’oratorio sarà demolito nel 1783 dall’amministrazione comunale per facilitare la viabilità del paese, dopo che era stato completamente spogliato dai suoi ricchi argenti e trasformato in magazzino. Per ordine di Ercole III d’Este l’oratorio fu infatti incamerato dalla Confraternita delle opere Pie che gestiva l’Ospedale, per risanare le loro deboli finanze. La sacra immagine ricavata dall’antico affresco e il suo altare in marmo vennero trasferiti nella chiesa del Gesù nella cappella dove è ancora oggi. Con essa venne trasferito anche il SS Crocefisso che prese il posto del ritratto di San francesco Saverio nella monumentale ancona a sinistra dell’altare maggiore.

Oratorio dell’Ospedale di S. Maria Bianca

Nello stesso anno il duca di Modena ordina il trasferimento dell’ospedale dall’antico complesso ospedaliero che fiancheggiava il Duomo per andare ad occupare i locali del collegio dei Gesuiti, trasferiti al piano sottostante, seguendo le nuove norme igieniche sanitarie che preferivano stanze isolate piuttosto che i cameroni comuni come era stato fino ad allora. Di conseguenza la Confraternita di Santa Maria Bianca dovette abbandonare il proprio oratorio sulla piazza del Duomo e  seguire l’ospedale trasferendosi nella chiesa dei gesuiti, unendosi alla confraternita del Rosario. La pala con la Madonna con bambino in trono con i santi Nicola e Liberata, opera di Girolamo Vannulli, che sovrastava l’altare dell’oratorio venne trasferita nella cappella di destra del Gesù sostituendo il dipinto di S. Ignazio di Loyola, modificando la complessa cornice del Bonelli. Come si può leggere nella cartella in legno che sovrasta la stessa ancona.

La firma dell’autore dell’ancona è incisa su uno zoccolo: PB IF (Paolo Bonelli Intagliatore Fece).

Ancona della Madonna della Rosa

Nella stessa cappella vi era anche conservata l’antica Croce del 1500 in legno intagliato della Confraternita di Santa Maria Bianca (o dell’Ospedale) da loro portata in processione.

Gonfalone della Confraternita dell’ospedale di Santa Maria Bianca (sec. XVI)

Nella cappella opposta che contiene il secondo grandioso altare ligneo del Bonelli, realizzato nel 1692, è conservato il SS. Crocefisso.

Custodia del SS Crocefisso con le statuette scomparse

La storia di questo crocifisso, detto del Rosario perché apparteneva all’antichissima Confraternita del Rosario, è avvincente. Chiuso all’interno di una cassa dipinta in oro inserita nell’ancona è costituito da una croce in legno che sostiene un’antica scultura del Cristo realizzata in stucco plasticato e dipinto, o probabilmente in legno ripetutamente dipinto dandogli un aspetto plastico, gessoso. Non conosciamo la data della sua realizzazione ma probabilmente era già posseduto dalla Confraternita alla sua costituzione nel 1496 dal momento che nel suo atto costitutivo tra i suoi compiti vi è fin da subito di condurre la processione del Giovedì Santo.

Il crocefisso veniva infatti esposto ogni anno nella processione di mezzanotte del Giovedì Santo, per l’usanza del bacio dei piedi dei fedeli, le sacratissime piaghe. Pratiche individuate essere tra le maggiori vie di propagazione delle epidemie, la processione a Mirandola verrà proibita nel 1786 da Ercole III d’Este, seguendo le nuove norme sanitarie.

Prima custodito in una apposita cassa conservata a cura del priore della Confraternita il Crocefisso con la costruzione nel 1666 dell’Oratorio del SS. Rosario unito al Duomo venne trasferito in un altare al suo interno, abbellito da una pala scolpita in legno dallo stesso Paolo Bonelli per concessione di Brigida Pico nel 1699.

Nel 1606 venne anche rifatta la croce di legno così come alcuni anni dopo il cartiglio in cima alla croce. Fu inoltre rifatto l’armadio-custodia che lo contiene oggi e la fascia in preziosa seta che cinge i fianchi del Gesù.

Abbattuto l’Oratorio del SS Rosario nel 1783  il Crocefisso venne trasferito nella Chiesa del Gesù sostituendo il quadro di San Francesco Saverio ed inserendovi la più piccola ancona del Bonelli che già lo conteneva.

Anche questo altare è firmato alla sua base: PB – MF1692 (Paolo Bonelli – mirandolano fece 1692).

Le due statue in legno nelle due nicchie ricavate nell’ancona ai piedi del crocefisso che raffiguravano Maria Addolorata e San Giovanni Apostolo furono trafugate all’inizio del ‘900.

Un’ultima scultura lignea fu infine posta nel 1887 per donazione di un fedele, due torce sorrette da altrettanti angioletti, mirabilmente intarsiati dall’artista Giuseppe Caretti di Modena.

Il SS Crocefisso del Rosario 

Riporto qui a seguito solo alcuni dei tanti miracoli attribuiti al Crocefisso portato in processione in momenti particolari dell’antica comunità:

  • 1695 le monache Clarisse furono liberate da un morbo epidemico. “Istantaneamente sane e libere dal male”.
  • 1672 una processione interruppe una lunga siccità
  • 1708 vi furono continue piogge e tempeste e grazie ad una processione con il Crocefisso il cielo si rasserenò. Così accadde pure nel 1723.
  • 1711 terminò un contagio delle bestie bovine
  • 1728 vi fu una grande invasione di cavallette nel ferrarese, nel mantovano e nel mirandolano, divorando orti, canapa, lasciando solo legni e piante scorticate. Fu disposta una processione e una messa nelle campagne e il giorno dopo le locuste si divorarono tra loro.
  • 1744 vermini infestavano le campagne, benedette le terre con il crocefisso ci fu una abbondante raccolto.
  • 1746 vi fu un’epidemia di peste bovina comune in tutta la Lombardia. Una processione con crocefisso ed appena data la benedizione il flagello cessò.
  • Processioni per evitare esondazioni del fiume in piena. A seguito di scosse particolarmente allarmanti, per preservarsi dal colera, per far piovere nei periodi di siccità come nel 1779, che in effetti piovve, così come accadde nel 1789 e nel 1804.

Ed altre ancora sono le testimonianze che ci riporta il Ceretti, lo storico per eccellenza di Mirandola di fine ‘800. Ci si può credere o no ma all’epoca dei fatti non vi erano dubbi che i miracoli fossero opera del SS Crocefisso.

Il miracoloso Santissimo Crocefisso del Rosario.

Nel 1798 la chiesa viene ridotta a magazzino dai francesi di Napoleone e nel 1859 è di nuovo requisita per alloggiare truppe austroungariche durante la seconda guerra d’indipendenza, subendo i danneggiamenti che si possono facilmente immaginare.

Grandi restauri di recupero furono però eseguiti con grande perizia sia degli arredi lignei che della quadreria durante gli anni tra il 1994 e il 1998.

… sperando un giorno che il Comune, proprietario dell’immobile, riesca a far sì che si recuperi questo immenso gioiello di cui siamo stati privati il 29 maggio 2012.

29 maggio 2012

Due parole sul COLLEGIO

 Inaugurato il 1° gennaio 1690 fu costruito per accogliere 30 padri gesuiti, anche se poi furono solo 13. Costruito su due piani con un ampio corridoio per piano. Al primo piano alloggiavano i padri e a piano terra vi erano le aule di insegnamento. Corsi di grammatica, lettere e retorica, teologia morale e filosofia, in seguito i Gesuiti aggiunsero anche due corsi di livello elementare: rudimenti per i fanciulli e grammatica inferiore. Dalle elementari quindi a corsi di livello universitario.

Testa della Medusa urlante

Dopo la soppressione dell’ordine avvenuta nel 1773 il fabbricato ospitò per un decennio i Padri Scolopi, Chierici Regolari delle Scuole Pie, che continuarono l’insegnamento, poi il fabbricato venne utilizzato come Ospedale di Santa Maria Bianca fino al 1908. In quest’ultima occasione furono messe al centro degli archivolti delle porte del collegio una serie di teste in cotto. Sul reparto dei pazzi è ancora visibile la testa urlante della medusa. Le nuove scoperte in campo della medicina fecero però decidere la costruzione di un nuovo ospedale con padiglioni separati e il vecchio collegio venne abbandonato. Venne poi utilizzato come sanatorio durante la prima guerra mondiale e dal 1955 come casa di riposo.

Fonti

F: CERETTI, relazione inedita dell’immagine della B. V. del Rosario venerata nella chiesa del Gesù, Cagarelli, 1898.

F. CERETTI, Intorno alla mirabile imagine del SS Crocefisso detto del Rosario, Cagarelli, 1883.

V. CAPPI, La mia Mirandola, a cura di Paolo Golinelli Aedes Muratoriana, 1999.

V. ERLINDO, L’arte restaurata. Quadreria civica e arredi lignei della Chiesa del Gesù, Edizioni Mirandolesi, 1998.

V. CAPPI, Nuova guida storica ed artistica della Mirandola e dintorni, Circolo G. Morando, 2002.

G. GRANA, chiese della mirandola, Cassa di Risparmio di Mirandola, 1981

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