1630 – La peste a Mirandola – La messa al bando da parte del Duca di Modena

Quando Marco, un amico che ama Mirandola e colleziona tutto ciò che la riguarda, mi ha mostrato un Bando Pubblico di Modena del 1630 che chissà dove ha trovato, dal titolo “Sospensione della Mirandola”, la cosa mi ha molto incuriosito. Non la nomina, ma parla di Peste, e Mirandola è “messa al bando”.
Riassumo il l’editto:
I “Conservatori della Sanità di Modena” si conformano ai “Conservatori della Sanità di Ferrara” nella sospensione della città di Mirandola. Sotto pena della vita, confiscazione di beni, se condotte di animali, robbe, merci, danari, lettere e ogni altra cosa che da detto luogo venisse, fosse portata in qual si voglia modo.
Pene che s’intenderanno incorsi anche ad albergatori, hosti e bettoglieri che daranno alloggio a persone o robbe come di sopra. Così come carroccieri, vetturini, carrettieri, mulatieri e paroni (che immagino siano i proprietari del mezzo in questione).
Confisca di beni che per un terzo sarà ceduto alla Serenissima Camera Ducale, per un terzo all’accusatore (che sarà tenuto segreto) e per un terzo all’Ufficio di Sanità.
Con il beneplacito di S.A.S. (Sua Altezza Serenissima il Duca di Modena).
Cioè, Modena e Ferrara, che già appartenevano a due diversi stati, hanno deciso di chiudere ogni contatto con persone e cose provenienti da Mirandola nel tentativo di impedire il contagio di peste, che evidentemente a Mirandola già dilagava. Impotenti di fronte al flagello, impossibilitati a portare aiuto, concentrati nel tentativo di preservare il loro territorio.
Nel Bando non si nomina la terribile epidemia, non si dà alcuna spiegazione, si ordina semplicemente che merci e uomini provenienti da Mirandola non vengano ammesse nel ducato, applicando pene severissime e premiando la delazione da parte dei cittadini.
Ma la ragione della disposizione è chiaramente ben nota a tutti e probabilmente ben attesa dagli stessi cittadini, intimoriti da quanto sta accadendo.
La peste scoppia in Italia nel 1629 portata dai Lanzichenecchi, i terribili mercenari tedeschi.

Siamo nel pieno della Guerra dei Trent’anni che vede coinvolti tutti i paesi dell’Europa centrale, dalla Francia alla Danimarca, dalla Spagna alla Boemia passando per tutti i territori tedeschi. Un disastro demografico con carestie, epidemie, devastazioni che ridusse di un terzo la popolazione tedesca. Una delle conseguenze alla riforma protestante che diede il via alle rivendicazioni dei vari principi tedeschi e al tentativo di prevaricazione di Francia e Spagna.
In questo contesto muore l’ultimo discendente diretto dei Gonzaga di Mantova, senza figli, e si scatena una guerra per la successione tra le potenze europee sul territorio Padano, che fino a quel momento aveva vissuto la terribile guerra solo da lontano.
Il Ducato di Mantova passa al nobile francese Carlo Gonzaga di Nevers e subito, nel 1629, le truppe imperiali mercenarie dei Lanzichenecchi scendono in Italia ed assediano la città. Le condizioni di carestia e di scarsa igiene dopo mesi di assedio fecero scoppiare una gravissima epidemia di peste che decimò la popolazione.
A luglio dell’anno successivo la città cadde e fu sottoposta ad un sistematico e brutale saccheggio che durò per quasi tutto il successivo anno. Al termine del saccheggio la popolazione della città sopravvissuta alle violenze e alla peste si stima fosse di sole 7.000 persone, a fronte dei 40.000 abitanti che erano originariamente.
4000 lanzichenecchi, con i loro abiti sgargianti e i fastosi copricapi, sostano a lungo nelle campagne di Mirandola, razziando e terrorizzando gli abitanti che si rifugiano all’interno delle mura della città.
E così stipati, indeboliti dalla fame e in mancanza di igiene, la diffusione del morbo portato dai mercenari si propaga velocemente tra la popolazione.
Su una popolazione stimata di 14.000 abitanti si ebbero 4.520 morti nell’intero ducato. 500 di Vallalta, 300 di Fossa, 800 di Concordia.

Il duca Alessandro I Pico, allo scopo di almeno sottrarre la città al saccheggio dei Lanzichenecchi, impegna al banco dei pegni di Bologna buona parte dei gioielli di famiglia per pagare loro un tributo.
La stessa consorte del duca di Mirandola, Laura d’Este, muore di pestilenza, dopo una vita sventurata in cui la grave epilessia di cui è affetta viene interpretata come possessione demoniaca e per questo sottoposta a innumerevoli esorcismi.
Non manca neppure il rogo di una strega trascinata sulla grande piazza di Mirandola da una folla inferocita, accusata di fomentare la peste in città.
I terreni non coltivati portarono successivamente ad una profonda carestia, fame e miseria, interrompendo un florido periodo della Signoria che l’aveva portata ad acquisire poco prima il titolo di Ducato. La stessa costruzione della magnifica chiesa del Gesù per celebrare l’evento viene interrotta, portata a termine solo dal successore Alessandro II Pico, nel 1689.
Per inciso, i cordoni sanitari e i posti di blocco adottati lunghi i confini e le vie d’acqua, oltre a continui editti che regolamentavano la vita pubblica, non preservarono né Ferrara né Modena dall’epidemia, che invece dilagò anche tra questi due ducati con un alto tributo di vite umane.
Sia a Modena che a Ferrara vennero istituiti vari lazzaretti per isolare i malati.


Tutta l’Italia settentrionale venne colpita, un quarto della popolazione decimata.
Il ‘600 fu un secolo in cui la peste si affacciò più volte in Europa, l’epidemia del 1629-1633 è detta la “peste italiana”.
Tratto da: “Bello a sapersi” autore Maurizio Bonzagni

Chimico, nato a Mirandola nel 1958, ha lavorato a lungo come responsabile vendite presso una multinazionale di materie plastiche ma è soprattutto un appassionato di storia locale di cui è da anni un attento lettore. Dopo aver arricchito la propria biblioteca di numerosi testi su Mirandola e la Bassa Modenese e raggiunta recentemente la pensione ha iniziato la collaborazione con Al Barnardon per condividere e contribuire a divulgare la splendida storia delle nostre terre, spesso sconosciuta o ignorata da molti dei suoi stessi abitanti.