Luca “Orione” Reggiani”- La nebulosa Sh2-171 (per gli amici la nebulosa “Question Mark”).

Luca “Orione” Reggiani”- La nebulosa Sh2-171 (per gli amici la nebulosa “Question Mark”).

15 Ottobre 2026 0

LA NEBULOSA SH2-171

Bentornati amiche ed amici in questo nuovo articolo sull’astronomia!

Finalmente sono tornate nei nostri cieli le nebulose e le zone ricche di gas molecolari, oggetti per cui il mio setup fotografico è specializzato.

In questa puntata andiamo ad osservare un oggetto che appartiene al catalogo Sharpless, un elenco non proprio famoso ai meno appassionati ma che per gli astrofili è una vera miniera di oggetti fantastici da fotografare.

Il catalogo prende il nome dall’astronomo statunitense Stewart Sharpless che nel 1959 creò questa lista di oggetti del cielo profondo, situati nella via lattea, visibili da 27° declinazione sud.

La maggior parte di essi comprendono regioni H-ii, zone in cui la radiazione di alcune stelle riesce ad eccitare le nubi di gas e a fargli emettere una debole radiazione; alcuni di questi oggetti tuttavia rientrano anche in altri cataloghi come l’NGC (New General Catalogue), il Messier (catalogo M) e il catalogo IC (Index Catalogue)

Dopo questo intruzione passiamo all’immagine in questione, la nebulosa Sh2-171 (per gli amici la nebulosa “Question Mark”).

 

SH2-171 – Foto by Latitude 44.5

Questa nebulosa si trova a 2900 anni luce da noi situata nella costellazione del Cefeo, si trova quindi nello stesso braccio della galassia in cui ci troviamo noi ed è molto simile alla più famosa Nebulosa dell’Aquila (per gli appassionati M16), una nursery stellare ricca di poveri e gas dove stanno nascendo nuove stelle.

Viene anche chiamata “Question mark” o punto interrogativo per la forma che ricorda il punto interrogativo: qui non possiamo apprezzarlo perchè è un oggetto molto vasto e sono riuscito a fotografare solo parte principale.

Come vediamo nell’immagine la zona è ricca di polveri oscure che vengono dissolte e modellate dai venti solari delle stelle circostanti, alcune delle quali sono dei veri e propri giganti, degli astri di classe spettrale O5V, con temperature superficiali altissime (circa 45mila gradi Kelvin) ed una luminosità di quasi centomila volte maggiore del nostro Sole.

Dettaglio delle nubi al centro – Photo by Latitude 44.5

Contrariamente a quel che si può immaginare, le stelle qui sopra non sono la causa della ionizzazione della nebulosa: infatti HR9104 (la stella a sinistra) è molto più vicina a noi ed è una stella di classe spettrale K1 quindi molto più fredda.

L’astro responsabile della ionizzazione della nebulosa è dalla parte opposta della nebulosa ed è BD+66 1673 (nome semplicissimo da ricordare).

BD+66 1673 – Il gigante di classe O5V

Questa stella è la gigante responsabile della maggior parte della luminosità e della forma della nebulosa: l’intensa radiazione ultravioletta trasmette energia alla nube molecolare, la quale la assorbe e la riemette nelle varie lunghezze d’onda dei vari elementi.

La stessa nebulosa in banda stretta “Hubble Palette” – Photo By Latitude 44.5

Nell’immagine qui sopra vediamo la stessa nebulosa ma sotto una (letteralmente) luce diversa: infatti la prima foto era un classico RGB, questa invece è stata ricavata con i filtri in banda stretta, rispettivamente nell’emissione dell’idrogeno (H-Alfa a 656.4nm), l’ossigeno terzo (O-iii a 400nm) e dello Zolfo secondo (S-ii a 670nm).

Ho volutamente inserito le lunghezze d’onda perchè questi colori sono “falsi”, in natura non esistono siamo noi e i nostri occhi che li interpretano: gli astronomi hanno deciso a tavolino di rilegare queste tre emissioni a tre colorazioni “umane”, l’azzurro per l’Ossigeno, il rosso per l’idrogeno e il rosso intenso per lo zolfo (infatti sono molto vicini uno a 656.4 e l’altro a 670nm).

Nei dati RGB infatti era molto ben definito e presente il dato nel canale del rosso, che copre da 600 a 700 nm, indice di una forte emissione in quella zona dello spettro.

A sinistra il canale R ed a destra il canale B

A sinistra il canale R ed a destra il canale B

Nei dati a banda stretta la separazione dei diversi materiali è ancora più evidente, infatti con i filtri da 6nm possiamo raccogliere solo quella lunghezza d’onda precisa, ed andare a differenziare la diversa composizione dei materiali che sono presenti nella nube molecolare

I singoli canali Ha / Oiii / Sii

Questi sono i singoli “Master Light” delle diverse emissioni, in alto a sinistra abbiamo l’idrogeno, a destra l’ossigeno e in basso lo zolfo; queste tre immagini allineate e sommate daranno poi l’immagine a colori finale in “Hubble Palette”

Possiamo notare come la presenza dell’idrogeno sia molto maggiore rispetto agli altri elementi e di come sia molto simile la zona dello zolfo all’idrogeno: dopotutto sono separati da appena 20nm.

Tornando alla nebula in generale va menzionata la presenza anche di Berkley 59, un giovane ammasso stellare nato appena qualche milione di anni fa ed alcune di esse sono stelle di classe spettrale O-B quindi anche loro molto attive e calde, anche loro con la loro radiazione ultraivoletta ed i violenti venti solari contribuiscono alla forma e all’illuminazione della nebulosa.

Non so voi ma vedere quelle nubi di polvere frastagliate e filamentose rende bene l’idea di quanto sia caotica ed attiva quella zona.

Berkley 59 – Photo by Latitude 44.5

Come al solito però mi piace indagare a fondo nelle foto e passando l’immagine con i programi adatti spesso si trovano delle sorprese molto belle ed inaspettate!

Quando il nome è molto esotico allora si è trovato qualcosa di curioso!

WISEA J000148.78+670840.6 è una piccola sorgente molto attiva nell’infrarosso, è stato inserito nel catalogo WISEA, acronimo di Wide-field Infrared Survey Explorer, tradotto in italiano “indagine” esplorativa a campo largo nell’infrarosso, e raccoglie tutte le fonti di emissione infrarossa (quello che segue sono le coordinate spaziali).

Di cosa si tratta? Ancora non lo sappiamo ma possiamo desumere che sia una stella molto giovane ed ancora avvolta nel suo bozzolo di nubi e polveri dense, la cui sola radiazione infrarossa è capace di penetrare.

Una nuova stella, un nuovo mondo (probabilmente)!

Ora vi passo ad elencarvi i dati dello scatto, se volete provare anche voi a fotografarla siete i benvenuti!

DATI TECNICI DEL TELESCOPIO

Telescopio: Skywatcher 200mm f4. / L. Focale 800mm Montatura: Skywatcher EQ6R-Pro

Camera: Zwo Asi 294 Monocromatica Ruota Portafiltri elettronica Zwo 7X36mm

Filtri: RGB Baader Planetarium Ø36mm non montati in cella / banda passante 100nm Fuocheggiatore Elettronico EAF Zwo

Software: N.I.N.A per aquisizione dati / Pixinsight per elaborazione DATI TECNICI DELLE IMMAGINI

Light Frame

40 immagini per canale Rosso / Verde / Blu 120 immagini per canale H-alpha / S-ii / O-iii Dark Frame 21 / Flat Frame 21

Esposizione: 180” senza autoguida / Guadagno: 120 / Offset 20 / Temp. Sensore -10° Tot. Acquisizione: 2 ore per canale RGB / 5 ore per canale S-ii / H-Alpha / O-iii

Tot. 17 ore di segnale.

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Fino alla prossima, ciao e cieli sereni!

Luca “Orione” Reggiani

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