Luca “Orione” Reggiani – La missione “Artemis 2”

Luca “Orione” Reggiani – La missione “Artemis 2”

13 Aprile 2026 0

Bentornati amiche ed amici in questo nuovo articolo sull’astronomia!
Dopo una breve pausa della durata di 58 anni la Nasa è ritornata a far volare degli astronauti verso la Luna con la missione appena conclusa “Artemis 2”.
Una missione che è durata 9 giorni che ha portato quattro astronauti a sorvolare la Luna ad appena 10000km dalla sua superficie regalandoci un sacco di immagini e di dati utili per le future missioni, in vista del ritorno sulla superficie nel 2028.

Da sinistra: Christina Koch, Jeremy Hansen, Victor Glover, Reid Wiseman

Credit Nasa

La missione nella sua complessità prevedeva un semplice sorvolo della Luna ma nulla nello spazio è semplice, soprattutto quando sono passati quasi 50 anni dalle ultime missioni sulla Luna. Inoltre si è deciso per il programma Artemis di mandare quattro astronauti invece dei tre del programma Apollo, quindi si è vista la necessità di aumentare le dimensioni del modulo di comando e di riadattare l’ambiente per garantire un certo livello di privacy dell’equipaggio visto la presenza a bordo di una donna (Orion è la prima capsula interplanetaria ad avere una vera e propria toilette: nel programma Apollo i bisogni erano fatti in speciali sacchetti), oltre ad esser pensata per periodi molto più longevi di attività.
La missione Artemis 2 è partita il 1 Aprile dal Kennedy Space Center dalla famosa piattaforma 39B (il punto di lancio dei Saturno V degli anni ‘60) lanciata dal razzo SLS, il vettore spaziale per carichi pesanti nato nel 2010 ed usato per la prima volta nel 2022 quindi un lanciatore spaziale di nuova concezione.

La partenza di Artemis 2 – Credit Nasa

Dopo un lancio da manuale la capsula Orion ha iniziato i primi test in orbita, tra cui una simulazione di aggancio ad un altro veicolo ed alcune manovre orbitali condotte manualmente da Victor Glover: sembra una banalità ma il 99% delle manovre attuali sono gestite dai computer di volo e ricalcolate dai centri di supporto a terra, quindi un astronauta che pilota un veicolo spaziale è abbastanza inconsueto (almeno per i tempi moderni, escludendo gli Space Shuttle durante le missioni di manutenzione ai telescopi spaziali ed alcune capsule russe tipo Soyuz)
Il profilo della missione Artemis 2 come già detto all’inizio prevedeva un sorvolo della Luna ma non sarebbe stato un “direct inject” verso il nostro satellite, bensì una manovra a più fasi come vediamo nell’immagine qui sotto

Il piano di volo – l’immagine originale al sito Artemis II Press Kit – NASA

Dopo una prima orbita intorno alla Terra la capsula ha portato il proprio apogeo (il punto più alto dell’orbita) a circa 70 mila Km di quota, per poi arrivare al perigeo (punto più basso dell’orbita, opposto all’apogeo) ed iniziare la manovra di trasferimento lunare chiamata “TLI” o Trans-Lunar Injection.

Christina osserva la Terra dopo il TLI – Credit Nasa

Il viaggio verso la Luna è durato 3 giorni durante i quali la Nasa ha trasmesso in diretta sul loro canale Youtube le immagini da dentro il modulo di comando rendendo questa missione una delle più “vicine” al pubblico.
Ovviamente durante alcuni periodi, tipo durante il loro riposo o durante la trasmissione-ricezione dei dati e della telemetria la diretta veniva interrotta o ridotta al minimo; tra l’altro si è utilizzato per la prima volta un sistema di trasmissione laser per l’invio delle immagini, infatti alcune parti delle diretta su youtube le possiamo vedere in altissima risoluzione a 4K.

Orion e il lato nascosto della Luna – Credit Nasa

Il 6 aprile è il giorno del flyby sulla Luna: appena 10mila km separavano l’equipaggio dal nostro satellite naturale, l’evento ovviamente è stato trasmesso in streaming (è possibile rivedere il tutto sul canale youtube della Nasa) in cui possiamo sentire le osservazioni degli astronauti ed i dialoghi con la sala di controllo missione a Houston (da notare che le trasmissioni radio hanno ancora quel caratteristico “BEEP” che era utilizzato nelle missioni Apollo).
All’una del 7 aprile è avvenuto il passaggio dietro alla Luna con la conseguente e prevista perdita di segnale, quello che il gergo viene chiamato “Lost Of Signal” (LOS in breve).
Dopo 45 minuti il modulo di comando è tornato a trasmettere dati ed immagini e la vista è stata più che spettacolare, regalandoci una nuova foto della Terra che sorge dall’orizzonte lunare

“Earthrise” Sopra quella del 2026 – Sotto quella del 1968

La faccia nascosta della Luna, a destra il mare delle tempeste nella parte visibile da Terra – Credit: Nasa

Alle 2 del mattino del 7 aprile Orion ha ripreso i contatti con Houston, la trepidande attesa dell’acquisizione del segnale, in gergo “Acquisition Of Signal” (anche detto AOS) decretava l’inizio del ritorno dell’equipaggio verso Terra della durata di 3 giorni.
Fatto curioso: il transito dietro il lato nascosto della Luna è durato 45 minuti, il disco dei Pink Floyd “The dark side of the Moon” dura 43 minuti; mi piace pensare che gli astronauti abbiano ascoltato l’album durante il loro viaggio nel lato nascosto.
Il 10 aprile è il giorno del rientro, la parte più critica della missione, infatti la capsula deve affrontare il rientro atmosferico precipitando nell’atsmosfera terrestre a quasi 40mila km/h e rallentare a poco più di 20km/h nel giro di 15-20 minuti. Tra l’altro nella parte più critica dove si raggiunge il maggior attrito atsmosferico e le temperature sono più alte (arrivando fino a circa 3500°C) si perdono i contatti con la navicella a causa del plasma che avvolge l’intero veicolo.

Il momento della separazione tra il modulo di comando (destra) con il modulo di servizio (sinistra) / La parte riflettente è lo scudo termico della Capsula Orion – Credit: Nasa Space Flight

La parte dello scudo termico era quella che destava più preoccupazione in quanto durante il primo test di volo con la missione Artemis 1 (nel 2022, stesso profilo di missione ma senza equipaggio umano) lo scudo aveva resistito al rientro ma a causa dello stress termico aveva dato alcuni problemi.
Tuttavia in questa missione il profilo di rientro era più incisivo e mantenendo una temperatura più alta ma costante il comportamento è rimasto nei limiti operativi senza problemi.

La scia di plasma generata dal rientro atmosferico – Credit: Nasa

Dopo 9 giorni di missione la capsula Orion ammara al largo delle coste californiane ed alle 3:30 di sabato 11 aprile (ora italiana) gli astronauti vengono recuperati e portati a bordo della nave di supporto, chiudendo la missione che ha stabilito nuovi primati e nuovi record.
La prima donna (Christina Koch) ed il primo astronauta di colore (Victor Glover) che hanno fatto un fly by lunare, il primo canadese (Jeremy Hensen) in una missione verso la Luna e il record di distanza dalla Terra per un equipaggio spaziale (400170 km).
Con questa missione si è imparato moltissimo, soprattutto la Orion si è dimostrata all’altezza del compito di portare in sicurezza un equipaggio di 4 astronauti verso la Luna e di riportarli a casa.
Il prossimo step avverrà nel 2027 con una seconda missione per poi puntare al 2028 con il ritorno dell’uomo sulla Luna
Vi lascio il link diretto della Nasas su cui potete vedere e scaricare gratuitamente le foto in alta risoluzione della missione (e credetemi che ne vale la pena!)

Artemis II Multimedia: Crew Photos, Videos and Mission Highlights

Per questo mese è tutto, come sempre se avete domande o dubbi non esitate a scrivere sarò lieti di rispondere alle vostre domande.
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Fino alla prossima, ciao e cieli sereni!
Luca “Orione” Reggiani

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